Aree Tematiche






ISCRIVITI
ALLA FILCTEM
 


 FOTO
 VIDEO
 AUDIO
Da CGIL




 

 

Notizie da FILCTEM Lombardia
GRUPPO SNAM - mercoledì 29 giugno 2016

Elezioni RSU Gruppo SNAM
Confermata la Filctem come prima organizzazione in Snam con oltre il 41.15% di preferenze, eleggendo 93 delegati sui 226 complessivi


Si sono concluse le elezioni su tutto il territorio per il rinnovo delle Rappresentanze Sindacali Unitarie nel Gruppo Snam, che hanno visto la partecipazione al voto di circa l'85% dei 6.000 lavoratori di questo importante Gruppo nazionale. 
Le elezioni, svoltesi su oltre 40 seggi distribuiti nelle sedi regionali e provinciali, hanno visto i lavoratori confermare la Filctem come prima organizzazione in Snam con oltre il 41.15% di preferenza, eleggendo 93 delegati sui 226 complessivi. 
Il voto conferma e migliora il precedente risultato, il realizzato nel 2011 e permette la costituzione di una diffusa e qualificata rappresentanza della nostra Organizzazione. 
Il merito di questo importante responso va ascritto all'impegno ed alla partecipazione fattiva di tutte le nostre strutture regionali e territoriali, che in un lasso di tempo relativamente breve, si sono comunque mobilitate per realizzare questo risultato. 
In una prima analisi del voto, oltre a registrare un chiaro consenso nel nostro tradizionale bacino elettorale, gli operai, si evidenzia per la prima volta una forte e maggioritaria indicazione di preferenza alla nostra Organizzazione dei Quadri e delle figure direttive più in generale. 
L'esito delle urne oltre a confermarci come prima Organizzazione, evidenzia risultati di eccellenza nelle sedi di direzione e nelle realtà più rappresentative, oltre alla conferma della tenuta della nostra organizzazione in realtà difficili che già avevano evidenziato segnali di malessere. 
Questo voto ci consegna una enorme responsabilità per la stagione sindacale che dobbiamo affrontare, dai rinnovi contrattuali, ai confronti sulle riorganizzazioni che questo Gruppo si sta apprestando a realizzare, ma è nostra convinzione che con la rinnovata fiducia e con l'impegno di tutti noi, delle strutture territoriali e delle RSU, la nostra Organizzazione sarà in grado di rispondere compiutamente agli appuntamenti che ci aspettano.

 
EUROPA UNITA - sabato 25 giugno 2016

L' EUROPA RINASCA SUL LAVORO.


 “L'esito del referendum in Gran Bretagna è la certificazione del fallimento delle politiche economiche e sociali dell'Europa, che - nel vivo della crisi che si prolunga da ormai quasi un decennio - hanno prodotto il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, l'attacco al modello sociale europeo, l'aggravarsi del debito pubblico nei paesi europei più in difficoltà, la crescita delle diseguaglianze e della povertà, l'aumento della disoccupazione (specie giovanile e femminile) a livelli che mai l'Europa aveva conosciuto”. Lo si legge nella nota diffusa ieri dalla Cgil.
Secondo il sindacato di corso d’Italia: “Proseguire in questa direzione porterebbe al definitivo divorzio tra i cittadini e l’Unione Europea. Le scelte che la Commissione e i governi devono compiere sono chiare e urgenti: cambiare i trattati e le politiche. E’ necessario puntare sulla lotta alle diseguaglianze, sulle politiche sociali, sul welfare, sugli investimenti pubblici per la crescita, sull'occupazione stabile e di prospettiva legata a istruzione avanzata e formazione di qualità, sulla tutela dei diritti civili e del lavoro, sull’integrazione”.
“Anche per la Confederazione Europea dei Sindacati - conclude la Cgil -  siamo a un bivio: la Ces non può più rinviare la scelta di rilanciare la dimensione sociale dell'Europa, di pretendere il ritorno alla centralità del lavoro e del suo valore nel contesto europeo, di insistere sul cambiamento delle politiche economiche e sociali sbagliate della Commissione europea, di chiedere la ripresa del progetto di integrazione europea all'insegna dei valori della solidarietà e della condivisione e non della concorrenza tra i lavoratori e del dumping sociale tra i diversi Stati.
Per rispondere a questo clima di paura, “serve il rilancio della crescita economica e delle prospettive di benessere, l'aumento del lavoro, dei redditi, delle pensioni. Insomma, bisogna fare cose visibilmente e inconfutabilmente diverse da quelle fatte sinora. Come dice il sindacato europeo, ci vuole un piano di investimenti pubblici di migliaia di miliardi di euro nei prossimi anni. Se non si fa una cosa di queste proporzioni, il processo di rottura dell'Unione sarà inarrestabile. I vari presidenti del Consiglio in questo momento hanno una responsabilità di fronte alla storia: devono cambiare la politica economica e non alludere, ammiccare, scrivere documenti ambigui. Ci vuole una svolta, altrimenti la struttura non regge”. A dirlo è stato ieri mattina il segretario confederale della Cgil Danilo Barbi che ha commentato a caldo le notizie della Brexit
La sintesi è che l' Europa  deve sapere reagire con un piano straordinario, deve avere il coraggio di abbandonare le politiche fallimentari. Altrimenti sarà il dilagare dei nazionalismi. 

 
ENI-VERSALIS - mercoledì 22 giugno 2016

Salta la vendita di Versalis a SK Capital

CAMUSSO: Stop alla vendita, una buona notizia.

MICELI (FILCTEM-CGIL): “ALLA FINE HA PREVALSO IL BUON SENSO”





"La rottura delle trattative tra Eni e il fondo americano Sk Capital è una buona notizia". Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso.  "Eravamo contrari alla vendita di Versalis, un asset strategico per l'industria chimica italiana e non solo" ,aggiunge il leader della Cgil. "Contro quella ipotesi e per conquistare una prospettiva di sviluppo e crescita seria e sicura - conclude Camusso - in questi mesi  i lavoratori si sono più volte mobilitati. Ora Eni ha il dovere di ridefinire un serio piano di rilancio degli investimenti in Versalis e nella chimica Verde" 
"Saggia decisione, prendiamo atto positivamente che l'a.d. di Eni, Claudio Descalzi, ha deciso di interrompere la trattativa. Non c’erano le condizioni finanziarie e industriali per poter avviarsi verso una conclusione così importante per la chimica italiana e per la sua riconversione a green”: cosi Emilio Miceli, segretario generale della Filctem-Cgil, a margine della notizia resa nota oggi pomeriggio della mancata cessione di Versalis, comparto chimico del gruppo Eni, e della rottura delle trattative con il fondo di investimento americano SK Capital. "È davanti a noi l’esigenza – continua Miceli – di riprendere in mano il processo di rilancio di Versalis al netto delle decisioni che Eni intenderà prendere per quel che riguarda l’assetto proprietario”. "È stata una battaglia lunga e logorante – conclude il leader sindacale - che ha tenuto in ansia migliaia di lavoratori. Alla fine ha prevalso il buon senso."
 
CORNELIANI - mercoledì 22 giugno 2016


Agli arabi di Investcorp la maggioranza di Corneliani

Per la Cgil si perde in mantovanità ma il fondo investe






 Investcorp, società del Barhain leader nel settore dei prodotti di investimento, ha annunciato di aver raggiunto un accordo con la famiglia Corneliani per l’acquisizione di una partecipazione di maggioranza del marchio, una quota destinata ad aumentare ulteriormente in futuro. Corrado, Cristiano e Stefano Corneliani restano nell'azionariato con il 49%. Escono invece il fondatore Carlalberto e i figli Maurizio e Sergio. 

«Abbiamo voluto porre le basi per un ulteriore sviluppo della società - ha detto Carlalberto Corneliani nella conferenza stampa a Milano -. Confido che la scelta sia la più corretta possibile, per far crescere l'azienda e mantenere i posti di lavoro». «La decisione non è dovuta a questioni finanziarie, ma a questioni strategiche, a visioni diverse», ha precisato Corneliani, presidente e amministratore delegato  che nel 1958 ha fondato l'azienda mantovana insieme al fratello Claudio. 

«L'obiettivo è raddoppiare il giro d'affari in cinque o sei anni», ha dichiarato Hazem Ben-Gacem, responsabile corporate investment di Investcorp per l'Europa, che con l'acquisizione diventa presidente di Corneliani, a breve sarà nominato un nuovo Amministratore delegato. 

Hazem Ben-Gacem punta a far diventare il marchio indiscusso leader nel menswear di lusso, un segmento in espansione e con un potenziale inespresso. «Ci vorrà tempo - ha affermato il manager di Investcorp - ma è un obiettivo raggiungibile». Nel futuro però è previsto anche un collocamento, attraverso il quale Investcorp dovrebbe cedere la sua quota ad una nuova proprietà.

Abbiamo  stilato un piano condiviso con la famiglia Corneliani e presto, insieme a loro, nomineremo il nuovo management – ha detto Hazem Ben-Gacem, responsabile del Corporate Investment in Europa di Investcorp – in futuro non escludiamo una quotazione del gruppo, ma prima di iniziare a correre, bisogna imparare a camminare e volgiamo fare un percorso di crescita coerente con il marchio e preservando la sua italianità”.

Il segretario provinciale della Cgil Massimo Marchini, nella vendita della Corneliani, vede il bicchiere mezzo pieno. Per la Cgil " si perde in mantovanità, ma il fondo investe".

"Se l' azienda ha deciso di rinforzare economicamente e finanziariamente la società per dare prospettive occupazionali e di rilancio della fabbrica è un fatto positivo, anche se cambia il nostro quadro di riferimento. Sappiamo come ragiona un fondo straniero, non ha radici nel territorio e quindi le scelte non sempre coincidono con l' attenzione all' occupazione locale, però questi investono." Per la categoria comunque si  guarda con cautela e preoccupazione all' operazione in attesa incontrare i vecchi ed i nuovi proprietari.







TESSILE MODA - mercoledì 22 giugno 2016


Dal tessile-moda europeo 600 mila nuovi posti di lavoro

Il dato è emerso dall’assemblea annuale di Euratex, che riunisce le associazioni di settore dei 28 Paesi Europei.


L’Europa del tessile-abbigliamento nei prossimi dieci anni, cioè entro il 2025, produrrà 600 mila nuovi posti di lavoro, che significa un aumento del 35% rispetto all’ occupazione di fine 2015, pari a 1,684 milioni di persone. Il dato è emerso nei giorni scorsi dall’ assemblea annuale di Euratex, l'organismo che riunisce le associazioni del tessile-abbigliamento europee. Dall’ assemblea dell’associazione sono inoltre emersi anche due altri aspetti, il primo riguarda l’effettivo consolidamento del turnover europeo di settore e del suo peso nel panorama industriale europeo nel corso del 2015.  l'industria europea del tessile-abbigliamento ha registrato ricavi pari a 169 miliardi di euro, in aumento del 2,3% rispetto all'anno prima, sostenuti dal +3,6% dell'export, pari a 45 miliardi.
 
Nelle stime di Euratex , le imprese del settore, sono salite dell'1,8% a 174 mila. Per il 99% dei casi si tratta di aziende di piccola e media dimensione. In particolare, nel 2015, gli occupati hanno registrato un +0,3% arrivando a 1,7 milioni, il 70% di loro sono donne. Nelle previsioni dell'organizzazione, per il 2025 il tessile-moda dovrebbe dare lavoro a 600 mila nuovi addetti e si tratterà di personale specializzato. 

L'Italia è tra i 10 maggiori produttori di tessile abbigliamento dell' Ue. In particolare è italiano il 45% dell'abbigliamento prodotto in Europa. La Penisola è al terzo posto per la spesa in vestiario dei suoi cittadini, dopo il Lussemburgo e, secondi a pari merito, l'Austria e il Regno Unito.
Per quanto riguarda le vendite all'estero, i primi cinque clienti del tessile europeo (a 28 Paesi) sono rimasti, come nel 2014, gli Stati Uniti, la Cina, la Turchia, la Svizzera e il Marocco. Le importazioni, i maggiori fornitori di tessile risultano, nell'ordine, Cina, Turchia, India, Pakistan e Stati Uniti. L'Ue-28 compra abbigliamento soprattutto da Cina, Bangladesh, Tuchia, India e Cambogia.

 2015, anche se ancora la creazione di così tanti posti di lavoro non sembra imminente: il settore infatti ha chiuso l’anno con un turnover di 169,4 miliardi di euro, in crescita del 2,3%, e l’occupazione ha segnato solo +0,3%. Ma il ruolo del tessile-moda nell’ industria europea, l’importanza di formare figure professionali adeguati alle esigenze delle aziende e l’impegno della Commissione europea in questa direzione sono stati sottolineati con vigore da Elzbieta Bienkowska, commissario europeo per il mercato interno, che intervenendo all’ assemblea ha sottolineato il ruolo strategico del tessile-abbigliamento nella Ue e l’importanza di stabilire un proficuo rapporto con le imprese, per capirne le esigenze, soprattutto in chiave di sostegno alla formazione professionale. 

Ma da questo approccio ovviamente il grande escluso è il tema che più sta a cuore all’ industria del tessile abbigliamento italiana, che conta un voto su 28 ma vale quasi il 30% dei ricavi totali dei 28 (52,6 miliardi su 169,4), una percentuale analoga dell’export extra Ue (13 miliardi su 44,5) e altri 16 miliardi li fattura nei Paesi Ue. Gli altri paesi invece sono per lo più grandi importatori, e dunque i loro sistemi industriali si sono finora messi di traverso a quella che è la principale richiesta italiana all’Europa: l’introduzione della normativa sul made in, che l’Europa continua a negare.


 
ELETTRICI - mercoledì 22 giugno 2016

CONTRATTO DI SETTORE

Siamo alla svolta?

Il 17 Giugno la Delegazione Padronale ha finalmente deciso, definitivamente, di rinunciare a quelli che erano i loro punti fermi e ha compreso che la proposta delle OO.SS. ha ragioni solide e degne di essere percorse.Si è  condiviso che non ci sono i margini per rivedere, alle fondamenta, il CCNL in vigore e limitato il campo di intervento a pochi argomenti.

Per la Delegazione Padronale continuano comunque a rimanere sul tavolo richieste di maggiore flessibilità sull'orario di lavoro, trasferimenti, turni e reperibilità. Anche se, come da loro stessi dichiarato, nessuno di questi singoli temi rappresenta una pregiudiziale assoluta e le modalità di intervento rimangono ancora aperte e possono essere trovate o sul testo contrattuale, oppure al secondo livello di contrattazione, come indicato nella nostra piattaforma.

Quello che è certo è che molti argomenti "pesanti" sono stati tolti dal tavolo della trattativa (oltre alla riscrittura complessiva del contratto, gli scatti di anzianità, le maggiorazioni dello straordinario, l’orario complementare, la rivisitazione di quasi tutte le indennità, ecc.). Abbiamo, inoltre, condiviso che le priorità avanzate dal sindacato saranno fondamentali per il raggiungimento di un eventuale accordo finale e che, una sintesi sui temi proposti dalle Controparti, dovrà contenere anche elementi presenti nella piattaforma sindacale.
Si è quindi aperta una fase nuova in cui le Parti dovranno dettagliare come e quali argomenti affrontare durante i prossimi incontri.
Le Segreterie Nazionali, a questo punto, dopo una verifica definitiva delle rispettive posizioni (sindacali e aziendali) che avverrà il giorno 28 giugno p.v., convocheranno la Delegazione trattante e con essa decideranno se entrare nel merito della discussione avviando un negoziato che si presenta comunque delicato, ma che potrebbe contenere prospettive di sintesi (sono già state ipotizzate tre date per l’11, il 12 e il 21 luglio).
Si è sottolineato, ancora una volta, di come i cambiamenti che stanno interessando il Comparto elettrico, possano essere meglio governati in una logica di “solidarietà di settore”,che abbia quale fondamento comune, la salvaguardia dell’occupazione e la sicurezza dei lavoratori coinvolti dalle crisi aziendali.
Si sta proponendo un ragionamento e un approccio equilibrato fondato su un assetto contrattuale che rafforza la contrattazione di secondo livello. Disponibilità, quindi, ad individuare strumenti e percorsi, ma solo dove realmente occorrono per salvare aziende ed occupazione. Per questo riteniamo corretto che il Contratto di Settore continui a mantenere alte le tutele, rinviando a livello aziendale il Confronto per adattare ai diversi contesti e alle diverse specificità le particolari soluzioni.
Gli accordi già realizzati in questi anni dimostrano che il Sindacato elettrico si è responsabilmente impegnato per affrontare situazioni di crisi difficili e di come i Lavoratori hanno saputo comprendere e accettare le ragioni dei sacrifici cui sono stati chiamati.
Per questo dichiara il sindacato  che la strada da perseguire non sia quella di abbassare le tutele indistintamente a tutti, ma di costruire una più incisiva solidarietà di Settore quale strumento concreto a salvaguardia delle aziende e dell'occupazione.
Istituzioni, Sindacato e Imprese devono dimostrare di essere capaci di realizzare un vero e proprio salto culturale, facendo della responsabilità comune, della Partecipazione e della solidarietà, i fattori distintivi di questo rinnovo contrattuale.
I lavoratori sono convinti della bontà della ricetta sindacale. Nel prossimo incontro cercheranno di definire il perimetro della trattativa in maniera certa e insieme ai Lavoratori, per mezzo della Delegazione trattante, affrontare nel merito questa difficilissima trattativa.

 
GAS-ACQUA - lunedì 20 giugno 2016



Trattative per il rinnovo del CCNL Gas-Acqua 2016-2018 





Il Ccnl dei lavoratori del Gas-acqua è scaduto ormai da oltre 5 mesi, eppure la trattativa con le OO.SS. del settore, trova difficoltà ad assumere le caratteristiche di un confronto serrato, teso a costituire le condizioni per un positivo rinnovo.

Le Associazioni datoriali pur riconoscendo il ruolo del Ccnl del settore e dichiarando che il tavolo di confronto non è condizionato da fattori esterni, non esprimono una volontà concreta di confronto con le OO.SS. sui temi centrali che possono caratterizzare il rinnovo del Ccnl in questa fase.

Il 14 giugno si è tenuto l'incontro con le Segreterie Nazionali per il proseguo del confronto a seguito dell'incontro tenuto con la delegazione plenaria: le Associazioni datoriali hanno presentato un testo di aggiornamento e modifica della normativa contrattuale sul mercato del lavoro e della disciplina generale del rapporto di lavoro.

Alcune norme proposte, superando la soglia complessiva dei lavoratori atipici prevista dal vigente contratto e l'abbassamento delle soglie di stabilizzazione dei contratti di apprendistato professionalizzante, conseguirebbero risultato inaccettabile di un aumento della precarietà nel settore.

Nel prossimo incontro del 27 giugno 2016 le Associazioni datoriali presenteranno un completamento di documentazione sulla parte normativa (orario di lavoro, provvedimenti disciplinari, demansionamento, smart-working, etc.).

Le Segreterie nazionali riservandosi una valutazione precisa sulle proposte avanzate hanno sottolineato che l'esigenza di approfondimento sulla parte normativa del Ccnl debba necessariamente confrontarsi con le proposte contenute nella piattaforma rivendicativa sui temi determinanti quali diritti di partecipazione – appalti – inquadramento – diritti – strumenti di welfare, difesa del potere di acuqioisto del salario qualificando l'impegno delle Parti in un rinnovo contrattuale.

La Segreteria Filctem, in un comunicato,  ravvisa l'esigenza nelle prossime settimane che in presenza di un quadro di chiarezza delle posizioni delle controparti datoriali, si possa svolgere una discussione ed una valutazione di merito con tutta la delegazione sindacale unitaria, costruendo con il coinvolgimento dei lavoratori, le condizioni per un positivo rinnovo contrattuale.

 
CORNELIANI - venerdì 17 giugno 2016


Lavoratori in sciopero alla Corneliani di Mantova per conoscere il loro futuro.

Il fondo internazionale Investcorp presto potrebbe diventare azionista del marchio di abbigliamento Corneliani 


Il fondo del Bahrein, secondo quanto riportato ieri dal Sole 24 Ore, potrebbe presto diventare azionista del marchio di abbigliamento Corneliani ed i lavoratori si trovano costretti ad apprendere dai giornali quali trattative la proprietà sta conducendo con gli arabi di Investcorp.
L’azienda ad oggi non ha espresso alcuna informazione su tale progetto al sindacato ed ai lavoratori, lasciando senza alcuna chiarezza sull'evoluzione del business e sugli impatti occupazionali che tali trattative potrebbero prevedere.

I lavoratori  e il sindacato hanno chiesto all' azienda , di fornire i dettagli delle trattative in corso, nonché le motivazioni che la inducono a considerare il progetto di ricerca di una partnership che Corneliani avrebbe avviato da oltre un anno e secondo le agenzie di stampa, il dossier sarebbe stato esaminato da diverse realtà finanziarie, quindi anche con possibili scenari diversi.
 
Viste le richieste dei lavoratori, considerato il silenzio della proprietà e il clima di preoccupazione che si è manifestato dopo le notizie stampa, ieri i lavoratori sono scesi immediatamente in sciopero e si sono riuniti in assemblea.
Le notizie di stampa hanno provocato non poca sorpresa ed i lavoratori hanno chiesto al sindacato e alla RSU di fare chiarezza subito e di chiedere immediatamente un incontro con la Proprietà.

Secondo quanto riportato ieri dal Sole 24 Ore, il giornale di Confindustria, il fondo, già conosciuto per aver rilanciato il marchio Gucci alla fine degli anni ottanta, sarebbe in trattative con l’azienda mantovana già da qualche mese. Corneliani, guidata dal  presidente e AD Carlalberto Corneliani, ha un fatturato di circa 130 milioni di euro, dei quali il 70% è realizzato all’estero, e 150 punti di vendita, di cui oltre un terzo in Cina. Proprio l’espansione all’estero sarebbe uno dei punti dell’offerta di Investcorp, che potrebbe aver convinto la famiglia. Infatti, secondo quanto indicato dal Sole, una conclusione positiva delle trattative potrebbe essere fatta a breve.

" Ma quale futuro?» è la domanda dei lavoratori, che chiedono risposte certe ed è  stato proprio il punto di domanda il simbolo della protesta e dell'assemblea, sollecitando un  intervento ai massimi livelli per indurre la proprietà ad  un confronto utile,  ad un accordo che miri alla salvaguardia occupazionale e di prospettiva industriale condiviso con le organizzazioni sindacali ed i lavoratori.



 
DISTRETTO CALZE ALTO MANTOVANO - giovedì 16 giugno 2016


CONVEGNO DELLA FILCTEM MANTOVANA E LOMBARDA SUL DISTRETTO TESSILE  DELL' ALTO MANTOVANO DAL TITOLO:
IL FUTURO POSSIBILE



La Filctem di Mantova e della Lombardia si interrogano sul rapporto tra impresa e territorio per lo sviluppo del Distretto Tessile della Calzetteria di  Castel Goffredo 
Attualmente, il Distretto produce circa il 75% dell'intera produzione italiana di calze da donna, il 60% di quella europea e circa il 30% di quella mondiale. Nel distretto hanno sede o operano le più grandi aziende del comparto, accanto ad aziende di piccole-medie dimensioni che producono private labels e ad un numero elevato di laboratori e piccole aziende a conduzione familiare che lavorano in conto terzi.
La bassa incidenza del costo della manodopera sul prezzo del prodotto finale, una forte automazione dei processi produttivi con una forte produttività e affidabilità, terzisti qualificati non hanno frenato forme di delocalizzazione e di decentramento all’estero (nei paesi dell’Est europeo in particolare) delle fasi labour intensive.
Storicamente nel distretto ci si è focalizzati nel potenziamento e dell’ottimizzazione dei processi produttivi. Innovazione, ricerca e sviluppo sono necessari affinché si possano reinventare prodotti e processi, inoltre oggi anche gli aspetti commerciali, gestionali, di marketing e distributivi si rivelano competenze fondamentali tipiche di un settore giunto al suo stadio di maturità. Nelle dinamiche attuali risulta abbastanza evidente come nel settore l’elemento competitivo, sia sul piano produttivo sia su quello del marketing, della comunicazione e un controllo maggiore sui canali commerciali e distributivi, con un progressivo accorciamento della catena.
Un singolo soggetto non può farlo ma una rete costituita da diversi attori con reciproci interessi possono riuscirci e aziende, associazioni, scuola, istituzioni possono farne parte.
Inoltre il tema della legalità affinché gli imprenditori siano posti nelle condizioni di lavorare nel rispetto delle leggi è necessario, ma il lavoro illegale non è solo clandestinità o i cosiddetti “laboratori cinesi” ma è anche lavoro nero e sono tutte facce diverse della stessa medaglia.
Il convegno vuole essere un confronto aperto per dirci che  Rete e Legalità sono la via maestra alternativa al lavoro illegale e al massimo ribasso.

CONVEGNO: IL FUTURO POSSIBILE

Venerdì 17 giugno 2016 alle ore 16.30 in Piazza Castello 1 a Medole (MN) Torre Civica di Medole

Ore 16.30 INIZIO LAVORI
Intervento di apertura
Giovanni Battista Ruzzenenti Sindaco di Medole
16.45 - INTRODUZIONE
Marco Sambenedetto Segretario generale FILCTEM-CGIL di Mantova
17.00 - INTERVENTI PROGRAMMATI
Alessandro Gallesi Presidente A.DI.CI.
William Gambetti Azienda BBF e Centro Servizi Calza
Alfredo Posenato Sindaco di Castel Goffredo
Marzia Bottazzi Presidente ex Cooperativa Primavera
Cincarilli dott.ssa Carla Prefetto di Mantova
Fulvio Matone Regione Lombardia - Direttore A.R.I.F.L.
18.30 - INTERVENTI PREVISTI
Sono previsti alcuni interventi programmati 
19.15 - CONCLUSIONI E PROPOSTE
Rosalba Cicero Segretario generale FILCTEM CGIL Lombardia 

 
CARTA DEI DIRITTI - mercoledì 15 giugno 2016


Alla Corneliani di Mantova si è svolta la raccolta firme per la Carta dei Diritti Universali del Lavoro.

Sono più di 250 le firme certificate raccolte dalla RSU della Filctem Cgil.


Sono state raccolte più di 250 firme alla Corneliani di Mantova dalla Cgil,  non solo per l'approvazione della Carta dei diritti universali ma anche per 3 referendum abrogativi che riguardano la retribuzione lavorativa tramite voucher, la responsabilità solidale negli appalti e i licenziamenti illegittimi. “E' la più grande mobilitazione del nostro sindacato in questi anni – dichiara Carla Chiusi della RSU della Filctem CGIL  - La nostra Carta dovrà poter garantire ad ogni lavoratore i diritti basilari come maternità, ferie e equo compenso, senza discriminazione alcuna. Ci sono diritti fondati su princìpi costituzionali che devono poter essere garantiti a tutti i lavoratori. Un lavoro senza diritti rende il lavoro una merce, diritti universali rendono il lavoro un fattore di crescita. Qualunque lavoro si faccia, in qualunque modo si svolga la propria attività, qualsiasi contratto si abbia, questi diritti dovremo cercare di renderli sempre riconosciuti e accessibili."

La Carta per i diritti universali del lavoro  è la riscrittura del diritto del lavoro in nome di un principio di uguaglianza che ne travalichi le varie forme e tipologie nelle quali si è diversificato e frammentato negli anni. Tutta la Cgil è impegnata in un grande confronto che mette al centro le tutele dei lavoratori, in questi anni attaccate e indebolite da un pervicace processo di destrutturazione. Le tutele di tutti, non solo dei pubblici e privati, la Cgil parla anche a tutta la galassia dei lavoratori parasubordinati, veri o finti, a professionisti e atipici, flessibili, precari, discontinui.
La Cgil con la Carta, un testo composto da 97 articoli, propone un progetto di legge di iniziativa popolare, ovvero di un nuovo Statuto delle lavoratrici e dei lavoratori, che estenda diritti a chi non ne ha e li riscriva per tutti alla luce dei grandi cambiamenti di questi anni, rovesciando l’idea che sia l’impresa, il soggetto forte, a determinare le condizioni di chi lavora. E i diritti fondamentali sono variegati, vanno dal compenso equo e proporzionato alla libertà di espressione, dal diritto alla sicurezza al diritto al riposo, ma anche alle pari opportunità e alla formazione permanente, un aggiornamento costante di saperi e competenze. La ridefinizione dei principi universali, le norme legislative che diano efficacia generale alla contrattazione in base a regole di democrazia e rappresentanza valide per tutti, la riscrittura dei contratti di lavoro sono i tre pilastri della proposta di legge a sostegno della quale viene fatta la raccolta delle firme fra i lavoratori e nella società.

9 luglio scadrà la possibilità di firmare per i tre referendum abrogativi sul Jobs act: contro l’uso indiscriminato dei voucher; per il ripristino e l’estensione del reintegro sul posto di lavoro di fronte a un licenziamento illegittimo; per applicare il regime di responsabilità solidale verso i lavoratori in modo omogeneo in tutti i cambi di appalto. Invece, per quanto riguarda la Carta, la raccolta firme per poter trasformare il testo in proposta di legge d'iniziativa popolare proseguirà fino al 9 ottobre
 
CARTA DEI DIRITTI - lunedì 13 giugno 2016

La Filctem a raccogliere firme sulla Carta dei diritti alla Isa Seta S.p.A a Lentate sul Seveso con Rosalba Cicero Segretario Generale della Lombardia e Luisa Perego della Filctem della Brianza.


Prosegue la raccolta delle firme della Filctem dentro le fabbriche sulla Carta Universale dei Diritti. Questa mattina a raccogliere le firme dentro la Isa Seta S.p.A. a Lentate, Rosalba Cicero Segretario Generale della Filctem Lombardia con Perego Luisa della Segreteria della Filctem della Brianza

Dentro le fabbriche la Filctem chiama tutti i lavoratori a sostenere sia la proposta di legge sia i quesiti referendari per la cancellazione del lavoro accessorio (voucher), la reintroduzione della piena responsabilità solidale in tema di appalti e una nuova tutela reintegratoria nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo per tutte le aziende 

È tornato a ricordarlo all' assemblea di fabbrica Rosalba Cicero: “Se in passato il lavoratore s’identificava con il contratto subordinato a tempo indeterminato, oggi occorre guardare in faccia alla realtà del lavoro: i diritti devono essere in capo alla persona che lavora perché il suo contratto non è fondamentale per connotarla. Vogliamo riscrivere i diritti per tutte le figure che oggi esistono, il diritto a un lavoro decente e dignitoso, a condizioni chiare e trasparenti, a un compenso equo e proporzionato, a condizioni ambientali e lavorative sicure, ma anche il diritto al riposo, alla conciliazione tra vita familiare e professionale, alle pari opportunità, al divieto dei controlli a distanza. Il tema del lavoro deve tornare al centro del dibattito pubblico. Una moderna civiltà del lavoro non è da impedimento allo sviluppo”.

Cosa chiedono i tre referendum proposti? Il primo è un quesito semplice: quello che abroga il lavoro occasionale nella 276. Tradotto: significa abrogare la fonte dei voucher e quindi abrogarne l’istituto. Il secondo quesito riguarda il tema della responsabilità solidale nell’ambito degli appalti. Per ripristinare la catena della responsabilità solidale, basta intervenire cancellando la norma che con la legge 92 è stata introdotta nella 276. Il terzo referendum interviene sul tema dei licenziamenti, con il rispristino della tutela reintegratoria rispetto ai licenziamenti 

 
CARTA DEI DIRITTI - giovedì 9 giugno 2016

Filctem: Carta dei Diritti 

Cicero: Continuare l' impegno


Care compagne e cari compagni 

Vi ringrazio per il grande risultato raggiunto nelle assemblee a sostegno della Carta dei diritti universali. E’ questo un impegno che dovrà continuare a vederci protagonisti in tutti i luoghi di lavoro per diffondere la proposta di iniziativa di legge popolare e i suoi contenuti, cercando il consenso e il sostegno non solo dei nostri iscritti, ma di tutti coloro che ritengono sia necessario affermare un equilibrio diverso fra impresa e lavoro, fra dignità delle persone e competitività. Tutto ciò implica avere una visione strategica della società a cui vogliamo guardare e al futuro dei tanti giovani, oggi esclusi dal mondo dei diritti. Questa seconda fase , seguendo l’orientamento assunto dal direttivo nazionale della Cgil, dovrà vederci ancora una volta protagonisti nella raccolta delle firme per sostenere l’iniziativa di legge popolare sulla Carta dei diritti universali e sui tre quesiti referendari. Come Filctem riteniamo essenziale che attorno a queste importanti iniziative ci sia il coinvolgimento e il contributo di tutta l’organizzazione sia nei luoghi di lavoro sia nel territorio.
Questo impegno, da assumere come vincolante e centrale rispetto agli obiettivi della Filctem, cade in concomitanza con l’attività della categoria sui rinnovi dei contratti nazionali e integrativi di alcune importanti realtà, sulla gestione delle continue ristrutturazioni aziendali , sul sostegno alle iniziative per la vertenza Eni, sulla gestione delle riorganizzazioni e dei bandi sulle gare di appalto del gas acqua, sulla certificazione delle transazioni Enel, sui rinnovi delle Rsu di significative realtà e delle elezioni dei consigli direttivi dei fondi previdenziali e sanitari.
Per questo il successo delle iniziative e del loro risultato dipenderà in parte dalla condivisione e sinergia con cui affronteremo l’insieme delle iniziative politico-organizzativo che la Filctem e la Cgil hanno promosso.
In tal senso come Filctem Lombardia caratterizzeremo la riunione già programmata per la prossima settimana dei segretari generali e organizzativi territoriali della Filctem Lombardia , per promuovere e sostenere le iniziative a sostegno della Carta dei diritti universali.

 
UNIONCHIMICA CONFAPI - giovedì 9 giugno 2016

Trattativa rinnovo CCNL Unionchimica Confapi


Le Segreterie Nazionali di Filctem-Femca-Uiltec esprimono la propria insoddisfazione per l'andamento del negoziato del rinnovo del CCNL industria chimica, materie plastiche e gomma, abrasivi, ceramica, vetro soprattutto in seguito alla comunicazione delle controparti del 27/05/2016 nella quale si informava in maniera unilaterale il rinvio a data da destinarsi dell'incontro previsto per il 1/06/2016, per il rinnovo del CCNL.

Filctem- Femca- Uiltec Trovano assolutamente ingiustificabile e dilatorio l'atteggiamento di Unionchimica CONFAPI nei confronti della trattativa dall'inizio dell'apertura del tavolo ad oggi.

A distanza di sei mesi dalla presentazione delle proposte sindacali di rinnovo, nei fatti si è svolto, dopo l'apertura del tavolo, un solo incontro con le delegazioni trattanti nel quale organizzazione padronale si è rifiutata di affrontare i punti politici della piattaforma rivendicativa, eludendo i temi relativi al salario, mercato del lavoro, diritti e tutele, adducendo al tavolo la responsabilità di ciò alle nostre Confederazioni CGIL-CISL-UIL, per il merito della trattativa confederale sul Nuovo Modello di Relazioni Industriali e sulla bilateralità.

A 5 mesi dalla scadenza del CCNL, Unionchimica si è resa disponibili ad affrontare solo temi tecnici rispetto alla piattaforma.

Filctem- Femca- Uiltec ribadiscono congiuntamente alle nostre confederazioni che i temi che riguardano i tavoli confederali sono in discussione per i rinnovi dei futuri CCNL.

Il negoziato confederale ha argomenti, problematiche e percorsi diversi che non influiscono sui rinnovi contrattuali aperti.
Per quanto riguarda i temi del Salario, della Bilateralità e della Sanità Integrativa le nostre Organizzazioni sono nella piena legittimità ed autonomia di formulare, come già proposto in piattaforma, proposte condivise con le confederazioni.

 Pertanto non è più giustificabile l' attendismo che le organizzazioni sindacali considerano come una tattica dilatoria per prendere tempo e non entrare nel vivo della trattativa per il rinnovo del CCNL che circa 50.000 lavoratori attendono e sollecitano pertanto a concordare in tempi brevissimi una nuova data di incontro sia di segreteria sia di delegazioni trattanti per affrontare i temi sopra citati e iniziare un vero confronto del CCNL scaduto il 31/12/15.

 
ENERGIA - giovedì 9 giugno 2016

ENERGIA: Acquirente unico, per la Cgil non basta la proroga, mantenere mercato tutelato


 
ACQUA - mercoledì 8 giugno 2016

​Acqua bene pubblico: Il Referendum dimenticato.

L' Allarme lanciato dalla Cgil

Il decreto Madia, se il testo sarà confermato, smantellerà di fatto l'esito della consultazione popolare del 2011. 
“Il decreto Madia è stato costruito come se il referendum sull'acqua non ci fosse mai stato. Non bastasse questo, contravviene anche al principio scritto nella legge delega da cui è scaturito. Quel testo non va bene, contiene diversi profili di incostituzionalità”. A lanciare l'allarme sul destino dell'acqua pubblica – messo a repentaglio dal decreto delegato sui servizi pubblici locali – è il responsabile dei settori pubblici per la Cgil Michele Gentile. Il provvedimento è ancora in itinere, per ora siamo alla prima stesura del testo. Ma ha già ricevuto due parziali bocciature: la prima dalla Conferenza unificata Stato-Regioni-Comuni; la seconda dal Consiglio di Stato, secondo cui il governo deve valutare la coerenza con gli esiti referendari. Che nel linguaggio paludato della corte significa “pensateci bene”.
Se ne parlerà giovedì prossimo, 9 giugno, in un dibattito promosso dalla Cgil a partire dalle 15.30 presso la sede nazionale di Corso d’Italia a Roma. Dopo l'introduzione del segretario confederale Fabrizio Solari ne discuteranno Aldo Reschigna, coordinatore vicario della commissione Affari istituzionali nella Conferenza delle Regioni; Maurizio Montalto, presidente dell'azienda Acqua Bene Comune – Abc Napoli; Paolo Carsetti del Forum italiano dei movimenti per l’acqua pubblica; il coordinatore dell'area politiche economiche e sviluppo della Cgil Riccardo Sanna. Concluderà i lavori il segretario generale della Cgil Susanna Camusso.
Un'iniziativa pensata per ricordare la battaglia referendaria del 2011 condivisa dalla Cgil secondo cui per l'acqua va fatto un discorso a parte. E che fa venire in mente un parallelismo con i quesiti a sostegno della Carta dei diritti: come allora si fece ricorso alla volontà popolare per contrastare il decreto Ronchi e la sua linea liberista, così oggi, in tema di lavoro, il sindacato guidato da Susanna Camusso vuole riaccreditare lo strumento del referendum per arginare una politica che ritiene sbagliata nella stagione in cui si assiste al ritorno del liberismo e dell'idea di privatizzazione dei beni e servizi pubblici.
“Secondo la legge delega – precisa Gentile – per quanto riguarda l'acqua bisogna trovare una norma coerente con la disciplina europea che abbia come riferimento l'esito del referendum del 2011, eppure il decreto delegato non ne parla. Non solo non si tiene conto della consultazione popolare che vieta l'obbligo di privatizzare i servizi idrici, ma per quanto riguarda una delle tre forme previste dalla disciplina europea, quella in house, pone così tanti vincoli da renderla del tutto svantaggiosa rispetto alla privatizzazione. Esclude poi la possibilità che ci possano essere aziende speciali nei servizi a rete e privilegia dal punto di vista dei finanziamenti chi privatizza”. Ma soprattutto il testo non è chiaro sul divieto di remunerare il capitale investito.
Si attende a questo punto il parere del Parlamento. Ma in ogni caso – come per il Jobs Act – non sarà vincolante, essendo questo un decreto delegato. Alla fine tornerà tutto nelle mani del Consiglio dei ministri per il via libera finale: la delega scadrà ad agosto e realisticamente entro fine luglio potrebbe arrivare la stesura definitiva. “Se fosse quella attuale – conclude Gentile – è evidente che conterrebbe qualche profilo di incostituzionalità, oltre a non rispettare la sentenza della Consulta in cui è dichiarata incostituzionale la norma che obbliga le privatizzazioni. Un fatto abbastanza paradossale, visto che parliamo di una legge delega scritta proprio dall'esecutivo”.


 
SINDACATO EUROPEO - mercoledì 8 giugno 2016


Congresso Europeo delle categorie Metalmeccaniche,

 Chimiche, Energetiche e Tessili: IndustriAll Europe


si terrà dal 7 al 9 giugno 2016 a Madrid il secondo Congresso di IndustriAll Europe, il sindacato europeo delle categorie metalmeccaniche, chimiche, energetiche e tessili.
Rappresenta circa 8 milioni di lavoratori di circa 200 sindacati europei e che alla presenza di circa 750 delegati più gli ospiti istituzionali si accinge a formare il nuovo gruppo dirigente. Sara chiamato a definire gli obiettivi del sindacalismo europeo dell'industria: assicurare investimenti per il futuro manifatturiero (Industry 4.0), lo sviluppo sostenibile e il lavoro per tutti; rafforzare la solidarietà, la politica sociale e la contrattazione collettiva; sviluppare un effettivo "contropotere" nei confronti delle multinazionali.
L’Europa si trova ancora in una situazione economica disastrosa, dopo otto anni di inizio della crisi. Fino alla primavera del 2013 l'Unione Europea è stata in una profonda recessione. Quello che era iniziata come una crisi finanziaria transatlantica dopo il piano iniziale di salvataggio delle banche si è trasformata in una crisi delle finanze pubbliche che ha quindi infettato l'economia reale. Oggi la maggior parte dei paesi non hanno ancora superato la crisi da un punto di vista economico: tale crisi ha lasciato cicatrici sociali profonde, che sono state ulteriormente aggravate dagli attacchi ai sistemi di sicurezza sociale, ai sistemi di contrattazione collettiva, dai tagli salariali e dalla politica di austerità. L'esclusione sociale è in aumento e la disoccupazione è più alta di quanto non lo sia mai stato. Quasi 25 milioni di persone da Helsinki ad Atene sono senza lavoro. L’industria ha perso 3,8 milioni di posti di lavoro e la sua quota PIL è scesa dal 20% a meno del 16%. Ma è anche una crisi politica, con sempre crescente insoddisfazione da parte degli elettori ad un progetto europeo che impone austerità e smonta il modello sociale europeo. L'economia europea sta parzialmente recuperando, ma questo recupero è lento e geograficamente irregolare. A questo proposito, i criteri di bilancio di Maastricht relativi a tutte le misure di austerità stanno pesando sui sistemi nazionali di protezione sociale.
Bisognerà evitare la stagnazione a lungo termine e creare le basi per una crescita sostenibile ed economica che promuova l'occupazione e questo richiederà un ampio programma di investimenti e posti di lavoro.
Per IndustriALL Europa un rilancio industriale dell'Europa , oltre a dover rinunciare ad un corso economico liberale incentrato unicamente sulla concorrenza, deve essere costruito sui suoi punti di forza principali: la sua forza lavoro altamente qualificata, un modello sociale a sostegno della partecipazione, un dialogo sociale e uno sviluppo delle competenze e dell’ equilibrio di genere.



 
FONDO SANITARIO - mercoledì 8 giugno 2016

Lavanderie industriali, fondo integrativo sanitario Fasiil ai nastri di partenza 


È ai nastri di partenza il fondo integrativo Fasiil, l’assistenza sanitaria integrativa nell’ambito del welfare contrattuale per le lavanderie industriali. E' quanto si apprende da una nota. Con Fasiil le parti sociali, spiegano, "hanno voluto mettere in campo un importante intervento di welfare a sostegno della salute dei lavoratori e delle loro famiglie. Si realizza così il progetto contrattuale del Fondo Sanitario, un percorso che ha impegnato le parti in un lungo periodo di lavoro. il Fondo di assistenza sanitaria integrativa del Servizio Sanitario Nazionale per i lavoratori del sistema industriale integrato di beni e servizi tessili e medici affini è costituito tra la parte datoriale Assosistema e Femca Cisl, Filctem Cgil e Uiltec Uil- si rivolge ad una platea di 750 aziende e 25.000 iscritti, dal 1 giugno 2016 ufficialmente operativo è disponibile all’indirizzo www.fasiil.it. Gli iscritti hanno a disposizione un Network di Strutture Sanitarie convenzionate. Il Fondo ha l’obiettivo di rimborsare ai lavoratori iscritti, nei limiti previsti dai piani sanitari, le spese per visite specialistiche, grandi interventi chirurgici, diagnostica e terapia di alta specializzazione, prevenzione, pacchetto maternità, protezione neonato, odontoiatria e ticket". Il Fondo sanitario si aggiunge alla previdenza complementare integrativa, già in essere attraverso il Fondo paritetico Previmoda

 
MATERNITÀ - lunedì 6 giugno 2016

Bonus famiglia regionale


Per donne in gravidanza e in condizione di disagio economico ISEE non superiore a € 20.000. Bonus massimo di 1.800 euro.



A partire dall’1 giugno è possibile presentare domanda per il “Bonus famiglia” regionale. Il Bonus Famiglia consiste in un assegno mensile di 150 euro per un massimo di sei mesi, più 900 euro dopo la nascita.
Possono presentare domanda le donne in stato di gravidanza che, al momento di presentare la domanda, siano in possesso dei seguenti requisiti:
- residenza in Lombardia per entrambi i genitori di cui almeno uno residente da cinque anni continuativi;

ISEE uguale o inferiore a € 20.000,00;
- condizioni di vulnerabilità socio/economica o situazione di disagio della/del richiedente (ad esempio presenza di sfratto, eventuali rate mutuo insolute, morosità nel paga- mento del canone di locazione, ecc.).
La domanda deve essere presentata durante il periodo di gravidanza, non sono accolte le domande presentata dopo la nascita del figlio. Fanno però eccezione le mamme che abbiano partorito tra il 1° maggio e il 1° giugno 2016, cioè nel periodo tra la data indicata dalla delibera regionale (1° maggio) e la data di pubblicazione effettiva del bando; per le mamme che si trovino in questa condizione la domanda va presentata entro il 17 giugno; per tutti gli altri casi la domanda va presentata durante la gravidanza, senza  scadenza ma l’assegno di 150 euro mensili viene percepito solo per i mesi residui di gravidanza.
La domanda va presentata unicamente on line allegando la seguente documentazione:
- attestazione ISEE in corso di validità (non superiore a € 20.000);
- fotocopia non autenticata di un documento di identità;
- certificato medico con la data presunta del parto (oppure sentenza di adozione/decreto di collocamento in famiglia) in data non anteriore all’1° maggio;
- scheda sulle condizioni di vulnerabilità socioeconomica rilasciata dal Comune di residenza (Servizi Sociali)

 
2 GIUGNO - giovedì 2 giugno 2016

2 Giugno a Milano: Manifestazione Nazionale con Camusso.

La Repubblica delle donne e del lavoro

Iniziativa di celebrazione a 70 anni dalla Costituente e dal suffragio universale.




 Camusso: “Conciliare il principio di uguaglianza con la difesa delle differenze è la sfida che ci aspetta, sia sul fronte dell'occupazione che su quello della previdenza, Abbiamo ancora molto da fare per applicare il grande lavoro che fecero i padri costituenti, affinché quella democrazia e quell'idea di uguaglianza tra i cittadini che la nostra Costituzione prevede venga compiutamente realizzata”. Sono queste le parole con cui, il primo giugno, il segretario generale della Cgil Susanna Camusso ha aperto il suo intervento all'iniziativa “La Costituente e il voto alle donne, 70 anni tra storia, lavoro e diritti”. 

Per Susanna Camusso, infine, le troppe diseguaglianze che caratterizzano la società italiana “hanno effetti concreti sul terreno occupazionale, retributivo e previdenziale. E questo nonostante qualunque economista sia in grado di dimostrare che l'occupazione femminile è generatrice di una crescita più duratura di quella maschile”. “Conciliare il principio di uguaglianza con la difesa delle differenze - ha concluso - è la grande sfida che ci aspetta, sia sul fronte dell'occupazione che su quello della previdenza. Il principio del riconoscimento del valore del lavoro di qualità è dunque un passaggio fondamentale anche su questo versante del dibattuto pubblico.”

 
CONTRATTO LAVANDERIE INDUSTRIALI - mercoledì 1 giugno 2016

 
LAVANDERIE INDUSTRIALI: ROTTE LE TRATTATIVE PER IL RINNOVO DEL CONTRATTO DI LAVORO 2016-2018.
FILCTEM-CGIL, FEMCA-CISL, UILTEC-UIL PROCLAMANO LO STATO DI AGITAZIONE IN TUTTO IL SETTORE
 

 

Dopo undici mesi di trattative,  si è interrotto il confronto negoziale per il rinnovo del contratto 2016-2018 per gli oltre 20.000 lavoratori delle lavanderie industriali, scaduto il 30 giugno 2015.
A dirlo è una nota emessa oggi dalle segreterie nazionali Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil che parla apertamente di "posizioni inaccettabili" proposte da Assosistema-Confindustria, l'associazione degli industriali del settore. Al centro dello scontro il peggioramento delle norme contrattuali (malattia, part-time, riduzione orario di lavoro per i neoassunti, ecc.), l'inasprimento delle procedure disciplinari, una proposta economica inaccettabile (60 euro, n.d.r.) con l'allungamento del contratto a quattro anni. I sindacati, nel respingere nel merito le proposte della controparte, hanno subito dichiarato lo stato di agitazione con il blocco di tutte le flessibilità contrattuali e del lavoro straordinario, la realizzazione di una diffusa campagna di assemblee informative in tutti i posti di lavoro.




 
LUCIANO LAMA - martedì 31 maggio 2016

 

IN RICORDO DI LAMA: IL SINDACALISTA CHE PARLAVA AL PAESE



Il 31 maggio di venti anni fa moriva a Roma Luciano Lama, partigiano, sindacalista, politico, segretario generale della Confederazione generale italiana del lavoro al 1970 al 1986.
Ricordarlo a venti anni dalla scomparsa per la Cgil non è soltanto un atto dovuto verso un dirigente cui il sindacato e l’Italia devono molto, ma un’occasione di riflessione sul proprio passato, sul proprio presente e sul proprio futuro. “Un uomo che parlava al paese” lo definisce sulle colonne de «l’Unità» Giorgio Napolitano il giorno seguente alla sua morte.
"Luciano Lama è un padre della CGIL, lo è nell'immaginario collettivo della nostra organizzazione, lo è per il Paese. La sua è una vita straordinariamente intensa, di grandi conquiste, ma anche segnata, come la storia del Paese, da grandi drammi. È Lama che dirige la CGIL negli anni del terrorismo. Che guida la mobilitazione del sindacato in difesa della democrazia. Che traccia con nettezza i confini, non permettendo mai di smarrirsi". Con queste parole, il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha ricordato Luciano Lama a 20 anni dalla sua scomparsa.
"Difficile riassumere in poche righe, perché, come più volte si è osservato, la strada sindacale di Lama coincide, intreccia, caratterizza la storia del nostro Paese", ha detto Camusso, aggiungendo: "Lama, i padri della Cgil, vedono la Repubblica fondata sul lavoro come fondamento e responsabilità per il movimento sindacale; responsabilità che propone alla Cgil, allora come oggi, il dovere di non fermarsi mai alla tutela di chi un lavoro già lo ha, ma di affrontare la disoccupazione, come oggi la precarietà, il lavoro nero, lo sfruttamento, spesso, ai limiti della schiavitù".
"Al momento della sua scomparsa- ricorda Camusso - la CGIL produsse un manifesto con una sua citazione, con la quale mi piace ricordarlo anche oggi: 'Abbiamo sempre cercato di parlare ai lavoratori come a degli uomini, di parlare al loro cervello e al loro cuore, alla loro coscienza. In questo modo il sindacato è diventato scuola di giustizia, ma anche di democrazia, di libertà, ha contribuito ad elevare le virtù civili dei lavoratori e del popolo'.


 
CONTRATTO ELETTRICI - martedì 31 maggio 2016

RINNOVO CONTRATTO SETTORE ELETTRICO 

Una retromarcia incomprensibile ... e pericolosa


La storia dei negoziati contrattuali, non è mai stata semplice. I Datori di lavoro hanno sempre ricercato, durante i rinnovi, di trarne il massimo vantaggio possibile; il Sindacato, di contro, ha voluto aumentare le tutele e i diritti, difendendo al meglio il potere d'acquisto dei salari.
Nulla di nuovo, si dirà; e invece questa volta qualcosa di nuovo, sorprendentemente nuovo, sta accadendo. Perché se è vero che ogni trattativa ha caratteri anche duri e ruvidi, è altrettanto vero che, nella correttezza delle reciproche posizioni, è necessaria una linea di coerenza.

Il Sindacato ha presentato una piattaforma, condivisa convintamente dalla stragrande maggioranza dei Lavoratori. Assoelettrica/Utilitalia hanno provato a proporre una riscrittura completa del Contratto per indebolirne la parte normativa.Dopo un braccio di ferro durato un paio di mesi, il Sindacato Elettrico ha proposto una strada, utile a chiudere velocemente il Contratto.si metta mano al testo contrattuale solo su pochi argomenti (principio che riguarda sia le Imprese che il Sindacato) per poi affrontare a livello aziendale le difficoltà prodotte dalla situazione di crisi.

Intervenire sugli assetti contrattuali potenziando la contrattazione aziendale ed ampliandone gli spazi negoziali, come da noi proposto, vuol dire affidare al Sindacato, sia nazionale che aziendale, un ruolo più ampio su temi specificatamente attinenti alle diversità aziendali e vuol dire, altresì, far avanzare le relazioni in senso realmente partecipativo.
La ragione è sempre la stessa: i sacrifici si fanno se sono utili ad uscire da una crisi; ci pare di poter dire che in questi durissimi anni, le Segreterie Nazionali non hanno mai fatto mancare un apporto responsabile nei momenti difficili e a volte drammatici, in ogni singola Azienda.
Quello che sta accadendo nella trattativa è gravissimo.
La Delegazione datoriale, dopo aver accettato questa nostra impostazione, è tornata improvvisamente indietro, riproponendo, con parole diverse, la loro impostazione iniziale.

TUTTO QUESTO È INACCETTABILE E INCOERENTE!

Nei momenti difficili il senso di responsabilità deve prevalere e atteggiamenti simili, non possono essere accettati dal Sindacato elettrico!
Quello che è accaduto durante l'incontro di venerdì 27 maggio è stato molto grave. Ci sono state nuovamente proposte modifiche pesanti (un po' su tutti gli argomenti "sensibili"), che non registriamo, durante le normali trattative, all’interno delle singole Aziende.
Tutto questo non ha senso; il Sindacato del Settore elettrico non è abituato a simili comportamenti !
Per questo abbiamo dato un ultimatum alle Aziende con l'obiettivo di chiudere il Contratto in tempi stretti: nel prossimo incontro, che avverrà il 17 giugno p.v., abbiamo chiesto alla Delegazione aziendale di tornare al tavolo con una proposta concreta e ultimativa, per definire il perimetro del confronto ed avviare il negoziato con il coinvolgimento della Delegazione Trattante.
Sarà l'ultimo banco di prova prima di iniziare una dura fase vertenziale in ogni singola azienda.
Se serve dimostrare quanta forza hanno i Lavoratori Elettrici, noi siamo pronti!

 
ASSEGNI AL NUCLEO FAMIGLIARE - martedì 31 maggio 2016

Corresponsione dell'assegno per il nucleo familiare. 
Nuovi livelli reddituali per il periodo 1° luglio 2016 -30 giugno 2017 ai fini della corresponsione dell'assegno per il nucleo familiare 




La legge n. 153/88 stabilisce che i livelli di reddito familiare ai fini della corresponsione dell'assegno per il nucleo familiare sono rivalutati annualmente, con effetto dal 1° luglio di ciascun anno, l' INPS, con la circolare n. 92 del 27 maggio 2016, comunica che restano fermi per l’anno 2016 i livelli reddituali contenuti nelle tabelle relative all’anno 2015.
Pertanto, in applicazione del predetto articolo, restano fermi per l’anno 2016 i livelli reddituali contenuti nelle tabelle relative all’anno 2015 , nonché i corrispondenti importi mensili della prestazione, da applicare dal 1° luglio 2016 al 30 giugno 2017, alle diverse tipologie di nuclei familiari.


 
CONFERENZA INTERNAZIONALE DEL LAVORO - lunedì 30 maggio 2016


GINEVRA DA OGGI LA CONFERENZA INTERNAZIONALE DEL LAVORO DELL' AGENZIA DELLE NAZIONI UNITE 


La 105ma sessione della Conferenza Internazionale del Lavoro (ILC) si apre oggi a Ginevra. Vi partecipano più di 6.000 rappresentanti dei tre Gruppi (Governi, imprenditori e lavoratori, provenienti da 185 Stati), che costituiscono l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (International Labour Organisation, ILO), l'agenzia delle Nazioni Unite con competenza in materia di lavoro. Molti e rilevanti i temi in agenda. Tra gli altri, da segnalare: il Rapporto del Direttore Generale  Guy Ryder sulla realizzazione dell'Agenda 2030 per la fine della povertà; il lavoro dignitoso nelle catene mondiali di fornitura; l'occupazione e il lavoro dignitoso per la pace e la resilienza, in relazione alla revisione della Raccomandazione n.71 sul lavoro e l'occupazione nella transizione dalla guerra alla pace; la valutazione dell'impatto della Dichiarazione dell' ILO sulla giustizia sociale e la globalizzazione giusta; l'applicazione della normativa internazionale del lavoro e l'attuazione del programma dell' ILO nel biennio 2014­ - 2016.
Il Rapporto del Direttore Generale, presentato nella sessione plenaria di apertura, quest'anno affronta un tema strategico per l'ILO ed il suo futuro: la realizzazione dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile per la fine della povertà. Individua tre specifici obiettivi: informare i costituenti sulle implicazioni riguardanti il lavoro dignitoso nell'ambito dell'Agenda 2030 e le sfide che presenta; sostenere il pieno e attivo coinvolgimento dei costituenti nell'attuazione dell'Agenda 2030 e, allo stesso tempo, chiedere loro come l'ILO può sostenerli nella maniera più efficace.

Per mercoledì 8 giugno è previsto poi l'appuntamento annuale del Summit “World of Work”, che sarà dedicato al tema del lavoro dignitoso dei giovani. Mercoledì 8 giugno si celebrerà la Giornata mondiale contro il lavoro minorile. In quegli stessi giorni prenderanno la parola in plenaria importanti ospiti come il Presidente della Commissione europea, Sig. J.C. Junker, il Presidente della Svizzera e numerosi Ministri del Lavoro.


 
TESSILE - venerdì 27 maggio 2016

Zucchi: Buffon esce



L’assemblea degli azionisti di Zucchi ha approvato il bilancio dell’esercizio 2015, chiuso con una perdita netta di 19,53 milioni di euro. Inoltre, l’assemblea ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione che resterà in carica fino all’approvazione del bilancio del 2018. Infine, i soci hanno deliberato un aumento di capitale di 10 milioni di euro riservato a GB Holding ovvero ad una società di nuova costituzione controllata da Astrance Capital in esecuzione dell’accordo di ristrutturazione del debito sottoscritto con le banche.
Nell' assemblea degli azionisti è diventato anche definitiva l'uscita di Buffon, capitano della Nazionale e della Juventus.
L'aumento di capitale,avviene, in adempimento dell'accordo di ristrutturazione con le banche dello scorso dicembre: GB Holding e Astrance "hanno assunto impegni irrevocabili finalizzati alla sottoscrizione e al pagamento di tutte le azioni rivenienti dall'aumento", ricorda Giovanni Sartini della Segreteria della Filctem Lombardia in una nota, dichiarando che " i nuovi amministratori devono adottare tutte le iniziative utili per salvaguardare i lavoratori e rilanciare la società".
Il richiamo di merito va alla crisi lavorativa in cui versa la Zucchi Spa che coinvolge 288 dipendenti tra le sedi di Rescaldina e Cuggiono e che potrebbe coinvolgere 650 lavoratori tra sito produttivi e indotto.
 Sartini ha dichiarato che «va sostenuto ogni possibile percorso che sia in grado di risanare i debiti, garantire il mantenimento dei livelli occupazionali e rilanciare la capacità produttiva del gruppo, evitando l’ennesima chiusura di una storica azienda del territorio"

 
CONTRATTAZIONE - giovedì 26 maggio 2016

Ccnl Uniontessile-Confapi, avviata la trattativa per il rinnovo del contratto.


Aperte oggi (giovedì 26 maggio) a Roma le trattative tra Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil e Uniontessile Confapi per il rinnovo del contratto 2016-2019 per gli addetti delle piccole e medie imprese dei settori tessile, abbigliamento, moda, calzature, pelli e cuoio, penne, spazzole e pennelli, occhiali, giocattoli (circa 120 mila i lavoratori ai quali si applica il contratto), scaduto il 31 marzo 2016. Questo settore, a partire dal 2013, ha visto l'unificazione di tutti i contratti del comparto moda (per ultimo la confluenza del contratto tessili vari, torcitori e filatura serica), ed è oggi una delle eccellenze del manifatturiero italiano nel mondo. È riuscito, infatti, a difendere la propria leadership per la sua capacità di inserirsi nei mercati più dinamici, avendo saputo interpretare i cambiamenti politici, sociali, di gusto, che hanno segnato gli ultimi anni e prendere decisioni strategiche lungimiranti.

Il confronto si è aperto in un clima positivo di relazioni fra le parti, “un'opportunità da cogliere – hanno ribadito tutti -  per affrontare le necessità del settore, continuare a perseguire gli obiettivi di sviluppo, innovare i processi, migliorare le condizioni e difendere la buona occupazione anche attraverso il coinvolgimento e la partecipazione dei lavoratori”. Le parti hanno convenuto di concludere la trattativa in tempi ragionevolmente brevi, e si sono riconvocate per il 15 giugno.

La richiesta economica dei sindacati è di 100 euro medi (terzo livello super) sui minimi tabellari. Inoltre i sindacati hanno sottolineato la necessità, attraverso il quadro normativo del Ccnl, di intervenire a sostegno della contrattazione di secondo livello, prevedendo nello stesso tempo l’aumento dell’elemento di garanzia contributiva da 220 euro a 350 euro per le aziende che non concretizzino una contrattazione integrativa. Le parti infine hanno convenuto di continuare il confronto, con due incontri tecnici nel mese di giugno, per affrontare i temi delle relazioni industriali e della partecipazione.

 
CIG STRAORDINARIA - giovedì 26 maggio 2016


Ministero del Lavoro: Criteri per l’accesso ad un ulteriore periodo di integrazione salariale straordinaria



Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale del 24 maggio 2016, il Decreto con la definizione dei criteri per l’accesso ad un ulteriore periodo di integrazione salariale straordinaria da concedersi qualora, all’esito di un programma di crisi aziendale, l’impresa cessi l’attività produttiva e proponga concrete prospettive di rapida cessione dell’azienda stessa e il conseguente riassorbimento del personale.
Il trattamento di integrazione salariale straordinaria può essere prorogato sino ad un limite massimo complessivo di 12 mesi per le cessazioni di attività intervenute nell’anno 2016, di 9 mesi per le cessazioni di attività che interverranno nell’anno 2017 e di 6 mesi per quelle nell’anno 2018.
La proroga del trattamento di integrazione salariale straordinaria può essere autorizzata quando ricorrano congiuntamente le seguenti condizioni:

-sia stipulato specifico accordo presso il Ministero del lavoro e delle  politiche  sociali  con  la  presenza  del  Ministero  dello sviluppo economico 

-la presentazione di un programma di crisi aziendale, al cui esito, per l’aggravarsi delle condizioni  iniziali, sia in difficoltà a portare a termine il piano di risanamento originariamente predisposto, l’impresa si determini a cessare l’attività produttiva contestualmente, si evidenzino concrete e rapide prospettive di cessione dell’azienda 

- sia presentato un piano di sospensioni dei lavoratori ricollegabili nell’entità e nei tempi alla cessione aziendale e ai nuovi interventi programmati, inoltre  venga presentato un piano per il conseguente riassorbimento occupazionale del personale.
 
MAPEI - mercoledì 25 maggio 2016

PRESIDIO DAVANTI ALLA MAPEI PER LA RACCOLTA DI FIRME A SOSTEGNO DELLA CARTA DEI DIRITTI E REFERENDUM. 
LA FILCTEM IMPEGNATA IN TUTTI I LUOGHI DI LAVORO.



Oltre centocinquanta firme raccolte dalla Filctem CGIL, questa mattina, al presidio davanti alla MAPEI di Milano, iniziativa particolarmente simbolica trattandosi dell'azienda dell'ex presidente di Confindustria Giorgio Squinzi.
Presenti Emilio Miceli, segretario generale nazionale della Filctem e Alberto Motta, segretario generale della categoria milanese.
"È il momento decisivo. È ora di accelerare con la raccolta firme nei luoghi lavoro, - dice Emilio Miceli, soddisfatto per il buon riscontro ottenuto davanti a MAPEI - . Serve una Mobilitazione straordinaria e ciò chiama in causa l'autonoma responsabilità delle categorie".
La Filctem prosegue il proprio impegno nelle prossime settimane con presidi ad hoc e raccolte firme in tutte le. Aziende del territorio.


 
TESSILE ABBIGLIAMENTO - martedì 24 maggio 2016

CCNL Tessile-Abbigliamento-Moda 

Secondo incontro della trattativa per il rinnovo del contratto 

Il 10 maggio 2016, a Milano, si è svolto il secondo incontro della trattativa per il rinnovo del Contratto nazionale di lavoro del settore Tessile Abbigliamento Moda.

L’incontro a delegazioni ristrette ha avuto un carattere interlocutorio, con l’obiettivo di definire con maggiore precisione, rispetto a quanto fatto nell’incontro di apertura del 20 aprile, gli argomenti oggetto del negoziato e concordare un adeguato percorso di approfondimento degli stessi.


 
CARTA DEI DIRITTI - venerdì 20 maggio 2016


PROSEGUE LA RACCOLTA DELLE FIRME SULLA CARTA UNIVERSALE DEI DIRITTI E REFERENDUM 

La Filctem a raccogliere firme dentro l’Eni di San Donato Milanese con il Sindaco Andrea Checchi, Elena Lattuada Segretario Generale della Cgil Lombardia, Rosalba Cicero Segretario Generale della Filctem Lombardia e con Luisella Inzaghi della Segreteria della Filctem di Milano



Funziona a pieno ritmo l’attività di raccolta firme iniziata ad aprile dentro le fabbriche, come nel resto del Paese
‘E’ tua, firmala!’, con questo slogan la CGIL ha lanciato la sua #SfidaXiDiritti nei Comuni, in migliaia di banchetti, gazebo, nelle fabbriche, dove è possibile firmare la proposta di legge di iniziativa popolare “Carta dei diritti universali del lavoro – Nuovo Statuto di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori” e tre quesiti referendari.
Questa mattina a raccogliere firme per La Carta dei Diritti del Lavoro dentro l’Eni di San Donato Milanese con il Sindaco Andrea Checchi, Elena Lattuada Segretario Generale della Cgil Lombardia e Rosalba Cicero Segretario Generale della Filctem Lombardia con Luisella Inzaghi della Segreteria della Filctem di Milano

Dentro le fabbriche la Filctem chiama tutti i lavoratori a sostenere sia la proposta di legge sia i quesiti referendari per la cancellazione del lavoro accessorio (voucher), la reintroduzione della piena responsabilità solidale in tema di appalti e una nuova tutela reintegratoria nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo per tutte le aziende 

“Se in passato il lavoratore s’identificava con il contratto subordinato a tempo indeterminato, oggi occorre guardare in faccia alla realtà del lavoro: i diritti devono essere in capo alla persona che lavora perché il suo contratto – subordinato, parasubordinato, in Partita Iva — non è fondamentale per connotarla. Il Comitato direttivo nazionale della CGIL, secondo il mandato ricevuto da quasi un milione e mezzo di iscritti, ha approvato la proposta di legge di iniziativa popolare sulla Carta dei diritti universali del lavoro” 

E' tornato a ricordarlo, in questi giorni, dentro le assemblee di fabbrica, Rosalba Cicero, segretario generale della Filctem CGIL della Lombardia . “Vogliamo riscrivere i diritti per tutte le figure che oggi esistono, autonomi inclusi: il diritto a un lavoro decente e dignitoso, a condizioni chiare e trasparenti, a un compenso equo e proporzionato, a condizioni ambientali e lavorative sicure, ma anche il diritto al riposo, alla conciliazione tra vita familiare e professionale, alle pari opportunità, al divieto dei controlli a distanza. Il tema del lavoro deve tornare al centro del dibattito pubblico. Una moderna civiltà del lavoro non è da impedimento allo sviluppo”.

Cosa chiedono i tre referendum proposti? Il primo è un quesito semplice: quello che abroga il lavoro occasionale nella 276. Tradotto: significa abrogare la fonte dei voucher e quindi abrogarne l’istituto. Il secondo quesito riguarda il tema della responsabilità solidale nell’ambito degli appalti. Per ripristinare la catena della responsabilità solidale, basta intervenire cancellando la norma che con la legge 92 è stata introdotta nella 276. Il terzo referendum interviene sul tema dei licenziamenti, con il rispristino della tutela reintegratoria rispetto ai licenziamenti illegittimi.

 
PENSIONE E PART TIME - giovedì 19 maggio 2016

Part Time agevolato verso la pensione


Dal 20 maggio 2016 parte la procedura prevista dalla Legge di Stabilità (208/2015 ) sul part  time agevolato. Potranno sceglierlo i lavoratori del settore privato, con almeno venti anni di contributi e a tre anni dal raggiungimento del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia. Lo ha annunciato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, in un video messaggio inviato alla  Giornata inaugurale sulla previdenza di Napoli.    

Si tratta di una misura che interessa i lavoratori del settore privato, con contratto a tempo indeterminato e orario pieno, in possesso dei contributi minimi previsti per la pensione di vecchiaia e che maturano il requisito anagrafico entro il 31 dicembre 2018. 

In sostanza, questi lavoratori potranno concordare col datore di lavoro il passaggio al part time, con una riduzione dell'orario tra il 40 e il 60%, ricevendo ogni mese in busta paga, in aggiunta alla retribuzione per il part-time, una somma esentasse corrispondente ai contributi previdenziali a carico del datore di lavoro sulla retribuzione per l'orario non lavorato. 

Per il periodo di riduzione della prestazione lavorativa, lo Stato riconosce al lavoratore la contribuzione figurativa corrispondente alla prestazione non effettuata, in modo che alla maturazione dell'età pensionabile il lavoratore potrà percepire l'intero importo della pensione, senza alcuna penalizzazione. Secondo il Ministero del lavoro, la misura sperimentale dovrebbe aiutare a promuovere un principio di "invecchiamento attivo", ovvero di uscita graduale dall'attività lavorativa.

Per accedere a questa misura, il lavoratore interessato deve richiedere all'Inps, per via telematica, se è in possesso del PIN, o rivolgendosi ad un patronato, la certificazione che attesta il possesso del requisito contributivo e la maturazione di quello anagrafico entro il 31 dicembre 2018. 

Con la certificazione dell'Istituto, il lavoratore e il datore stipulano un "contratto di lavoro a tempo parziale agevolato" nel quale viene indicata la misura della riduzione di orario. La durata del contratto è pari al periodo che intercorre tra la data di accesso al beneficio e quella di maturazione, da parte del lavoratore, dell'età per il diritto alla pensione di vecchiaia. 

Dopo la stipula del contratto, la norma prevede il rilascio, in cinque giorni, del nulla osta da parte della Direzione territoriale del lavoro e, da ultimo, il rilascio in cinque giorni dell'autorizzazione conclusiva da parte dell'Inps.

La contribuzione figurativa, commisurata alla retribuzione corrispondente alla prestazione lavorativa non effettuata, viene riconosciuta nel limite massimo di 60 milioni di Euro per il 2016, 120 milioni per il 2017 e 60 milioni per il 2018. 

Secondo la norma istitutiva del part time agevolato la somma erogata mensilmente dal datore di lavoro - di importo corrispondente ai contributi previdenziali sull'orario non lavorato - è onnicomprensiva, non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente e non è assoggettata ad alcuna forma di contribuzione previdenziale, inclusa quella relativa all'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali

 
CONTRATTAZIONE - giovedì 19 maggio 2016

DETASSAZIONE” DEI PREMI DI PRODUTTIVITÀ, IN VIGORE LE NORME.


Già prevista in passato, anche se non per lo scorso anno, torna in vigore con una novità sostanziale la “detassazione” dei premi di produttività contrattati nelle aziende: con la definitiva pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della notizia del Decreto interministeriale 25 marzo 2016, diventano formalmente operative le norme previste dall’ultima Legge di Stabilità.

 In precedenza la misura era saltuaria, decisa di anno in anno, cambiava sempre a seconda della Legge Finanziaria. Ora la norma è definitiva e modifica il Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR). Quindi non siamo più di fronte ad una misura episodica di incerto futuro ma a regole stabili che consentono a sindacati e aziende di prevedere relazioni e accordi duraturi.

Quella che viene chiamata ‘detassazione’ è in realtà l’applicazione di una aliquota ridotta (il 10%) invece che l’aliquota prevista per gli ordinari scaglioni di reddito (23% fino a 15.000 euro; 27% da 15.000 a 28.000; 38% da 28.000 a 55.000). Il risparmio è quindi maggiore più alti sono reddito e relativa aliquota.

 L'aliquota  ridotta è applicabile fino ad un massimo di 2.000 euro all’anno e per i redditi fino ad un massimo di 50.000 euro (nel 2014 il tetto era di 40mila euro).

Per essere operativa, la tassazione ridotta deve essere relativa ai contenuti di un accordo sindacale aziendale o territoriale, accordo che deve essere più dettagliato che in passato.
Mentre in passato la tassazione ridotta poteva essere applicata a parti variabili del salario, ma consuete e ordinarie, come il lavoro per turni, ora la norma prevede che vi sia un legame più diretto con produttività e innovazione; il Decreto contiene, a proposito, un elenco di 20 possibili indicatori.
Il tetto di 2.000 euro soggetti a tassazione ridotta può essere elevato a 2.500 se l’accordo prevede anche forme di ‘coinvolgimento paritetico dei lavoratori’ nell’organizzazione del lavoro, ma non ci si può accontentare di forme ‘non simboliche o occasionali’ come ‘gruppi di lavoro di semplice consultazione, addestramento o formazione’ bensì devono essere previste ‘strutture permanenti di consultazione e monitoraggio degli obiettivi da perseguire e delle risorse necessarie nonché la predisposizione di rapporti periodici che illustrino le attività svolte e i risultati raggiunti’.
Gli accordi aziendali dovranno essere registrati entro 30 giorni dalla sottoscrizione; entro il 13 giugno potranno anche essere registrati presso la Direzione Territoriale del Lavoro gli accordi sottoscritti nel 2015.
Altra importante novità prevista dalla Legge di Stabilità è quella che riguarda il welfare aziendale. Cioè misure come sostegno a spese per asili nido, assistenza a familiari non autosufficienti, ma anche spese per istruzione, centri ricreativi, borse di studio … queste misure ‘non costituiscono reddito’ e pertanto sono a tassazione zero; è questa l’innovazione più rilevante e per la quale si devono approntare procedure innovative di relazioni territoriali tra organizzazioni sindacali, aziende e sistema del welfare (servizi comunali, cooperazione sociale, istituzioni assistenziali, educative, ricreative…)”.

 
CCNL ELETTRICO - giovedì 19 maggio 2016


CONTRATTO SETTORE ELETTRICO 

La trattativa si incammina su basi più concrete

Nella giornata di ieri l' incontro con Assoelettrica/Utilitalia per il rinnovo del Contratto del Settore Elettrico.

Dopo una fase in cui si è dovuto contrastare la proposta delle Aziende di rivisitazione completa del testo contrattuale, andando a toccare la normativa che ha reso il Contratto elettrico tra i migliori nel panorama nazionale, si è registrato un cambio di rotta della trattativa, nel senso auspicato dalle tre Segreterie Nazionali FILCTEM-FLAEI-UILTEC.

 I nostri obiettivi negoziali sono chiari: nessun stravolgimento della norma contrattuale a livello di Settore e volontà di demandare a livello aziendale i problemi e le opportunità che le Parti si troveranno ad affrontare in concreto. Il CCNL vigente ha in se gli strumenti per affrontare le situazioni che si presenteranno nei prossimi anni. Riprova ne sono i tanti accordi che si sono stipulati in questi anni e che hanno saputo coniugare Produttività, recuperi di efficienza e tanto altro, con la giusta garanzia del posto di lavoro e della tutela nei luoghi di lavoro.

In sintesi si è ribadito per l’ennesima volta la nostra proposta sugli assetti e ambiti contrattuali: ruolo forte del Contratto nazionale e più incisivi ed ampi spazi alla contrattazione di secondo livello per affrontare a livello aziendale le specificità relative.

La trattativa, quindi, sta giungendo ad un punto di svolta importante. Solo all’interno di questa cornice si può rinnovare rapidamente il contratto scaduto a fine anno. Per imprimere una svolta al negoziato si sono proposte alcune priorità, senza tralasciare gli altri argomenti presenti in piattaforma. 

In questa fase è importante garantire innanzitutto un aumento salariale a partire dagli incrementi dei minimi e dell’ambito a cui questo Contratto si applica, lavorare alla strutturazione di una solidarietà di Settore che sia garanzia di governo condiviso, partecipato e responsabile delle riorganizzazioni in corso e ad un avanzamento e rafforzamento degli strumenti di welfare.

Il prossimo incontro, che si terrà il giorno 27 maggio p.v., si comincerà ad entrare nel vivo della trattativa sugli argomenti sopra citati. Ovviamente anche le Aziende proporranno le loro priorità e anche su quelle verranno date le risposte del sindacato, ma chiarendo  definitivamente che non può essere questa tornata contrattuale, quella in cui le Aziende possono proporre novità rilevanti.

Ora è possibile pensare che se c’è la volontà delle Parti, anche prima della pausa estiva si riuscirà  a dare un Contratto ai lavoratori elettrici. Dalla crisi si esce responsabilmente e non distruggendo un contratto moderno che ha saputo rispondere in passato con una serie di strumenti utili sia ai lavoratori che alle Aziende del Settore.

 
Dimissioni - giovedì 19 maggio 2016

Dimissioni online
La procedura telematica per le dimissioni e le risoluzioni consensuali 


Dal 12 marzo 2016 le dimissioni volontarie e le risoluzioni consensuali dei rapporti di lavoro possono essere date solo con procedura telematica. Le dimissioni rassegnate con modalità diverse sono inefficaci.

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nella circolare n. 12 dello scorso 4 marzo, indica sperimentalmente la procedura telematica da seguire (art. 26 D.lgs 151/2015).

Una norma prevista per contrastare il fenomeno delle dimissioni in bianco, che presuppone una nostra capacità di risposta per tutelare i lavoratori.

Il lavoratore potrà:

  • accedere direttamente al sistema informatico predisposto dall'Inps;

  • consegnare il modulo compilato secondo le nuove modalità alle nostre sedi sindacali 

Le Camere del lavoro sono già attrezzate per essere in grado di fornire l'assistenza necessaria al lavoratore che intende dimettersi

La norma interessa la risoluzione di tutti i rapporti di lavoro privato di tipo subordinato. Sono esclusi i lavoratori pubblici, il lavoro domestico, i lavoratori marittimi e i casi di risoluzione a seguito di conciliazione stragiudiziale. Sono esentate anche le lavoratrici in gravidanza o durante i primi tre anni di vita del bambino, le cui dimissioni “dovranno essere convalidate presso la Dtl competente”.

Il decreto stabilisce che sono abilitati alla trasmissione telematica delle dimissioni del lavoratore:

  • i patronati;

  • le organizzazioni sindacali, gli enti bilaterali, le commissioni di certificazione.

Compilazione telematica e trasmissione del modulo: il lavoratore, con la compilazione del modulo, manifesta la volontà di dimissione/risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

  • il lavoratore che trasmette direttamente deve munirsi di un PIN INPS, da richiedere all’istituto, e successivamente registrarsi sul portale ufficiale www.lavoro.org.it, e procedere alla compilazione;

Sul portale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sarà a disposizione un video che illustra i passaggi da seguire.

Revoca delle dimissioni/risoluzioni: la data di trasmissione (marca temporale) consente al sistema di controllare il termine dei 7 giorni, previsto dalla norma, per esercitare la revoca delle dimissioni/risoluzioni del rapporto di lavoro.

Sanzioni: il datore di lavoro che altera i moduli di dimissione/risoluzione compilati dal lavoratore con modalità diverse da quelle telematiche sarà sanzionato con multe comprese tra i 5.000 e i 30.000 euro dalle Direzioni territoriali del lavoro.



 
ENI - venerdì 13 maggio 2016

FINE DELLA CHIMICA ITALIANA?

SCIOPERO E MANIFESTAZIONE A ROMA 

Alle 15 l' incontro con il governo.

Numerosa la delegazione Lombarda dalla sede direzionale di San Donato Milanese e dalla sede industriale di Mantova

Dichiarazione di Cicero Filctem Lombardia: "La chimica non si svende"




La vertenza non si ferma. Sciopero nazionale di 8 ore con manifestazione a Roma. I sindacati: "Si interrompa subito la trattativa con Sk Capital, non è credibile". Alle 15 l'incontro con il governo

È il giorno della protesta dell'Eni. Oggi (13 maggio) scioperano per 8 ore tutti i lavoratori del gruppo e di Saipem, con manifestazione nazionale a Roma. Lo stop, proclamato da Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, è stato deciso per difendere il futuro della chimica italiana. È la nuova tappa di una lunga mobilitazione: la vertenza non si ferma, hanno detto i sindacati, perché c'è in ballo la sopravvivenza del settore. La precedente mobilitazione, quella del 20 gennaio, aveva fatto registrare adesioni altissime. A Roma i lavoratori si sono dati appuntamento in piazza della Rotonda (Pantheon) a partire dalle 10, presenti anche le segreterie di Cgil, Cisl e Uil.
Tre i prossimi appuntamenti. Oggi alle 15 l'incontro col governo chiesto finora invano da tempo. Per l'esecutivo partecipano il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti e il viceministro dello Sviluppo economico Teresa Bellanova. Poi, il prossimo 18 maggio, l'atteso incontro tra l'amministratore delegato del Cane a sei zampe Claudio De Scalzi e i sindacati. Infine, nei giorni immediatamente successivi, il coordinamento di tutti i lavoratori Eni per fare il punto.
Miceli (Filctem Cgil): "Non si può cedere l'Eni a una società con sede in un paradiso fiscale"

Al centro dei timori c'è un possibile passo indietro del cane a sei zampe, sia sul versante dell'occupazione che degli investimenti nel nostro paese. "Quello che si delinea – dicono i segretari generali  Emilio Miceli, Angelo Colombini, Paolo Pirani – è un piano di alleggerimento di Eni: dopo Saipem, Versalis e il comparto retail di Gas&Power. È dunque il ridisegno del gruppo energetico il vero tema al centro della mobilitazione di questi mesi e dello sciopero". Così i sindacati hanno illustrato la giornata di oggi. L'Eni deve tornare ad un comportamento più responsabile. "il nostro ruolo – proseguono i segretari – è quello di richiamare Eni ad attuare gli investimenti previsti dal piano, al suo ruolo di attore fondamentale dell'industria italiana per lo sviluppo del paese. Siamo quindi contrari ad una operazione avventurosa e rischiosa come quella che vedrebbe la chimica italiana in mano ad un fondo americano – Sk Capital – che noi consideriamo un interlocutore non credibile, sia finanziariamente che per capacità industriali". La cessione "sarebbe un autogol - a loro avviso - per l'industria e un colpo mortale alla manifattura italiana: è bene che Eni interrompa subito la trattativa".

"E' sempre il solito problema: possiamo  cedere la chimica italiana ad un gruppo con la sede fiscale alle  Cayman o in Delawere? Secondo noi no". La pensa così Emilio Miceli, segretario generale Filctem Cgil. Miceli ricorda come "300 economisti di tutto il mondo abbiano chiesto recentemente l'abolizione dei paradisi fiscali. Eni che ne pensa di tutto questo? Deve dire da che parte sta. Se vale il principio del 'pecunia non olet' va bene, ma almeno si esponga. In tal caso, vorremmo sapere anche cosa ne pensa il governo". Miceli sottolinea che nelle sue parole "non c' è moralismo, temiamo solo che chi vive in un paradiso fiscale, dal punto di vista etico, possa essere capace anche di distruggere la chimica italiana", conclude. 
"Insistiamo con la nostra preoccupazione: è in corso una trasformazione dell'Eni, che sta abbandonando le  sue attività industriali in Italia". Lo dice Susanna Camusso, segretario generale Cgil, in piazza oggi al Pantheon vicino ai lavoratori della chimica. "È una vertenza infinita – spiega – perché per mesi il governo è stato silente e non è mai intervenuto. Siamo sempre più costernati per questa trattativa con un'azienda nota per i suoi paradisi fiscali". 

"Non ci stiamo, non accetteremo mai la svendita, la chimica non si svende", Dichiara Rosalba Cicero segretario generale della Filctem della Lombardia, "il governo non può continuare a svolgere un ruolo di spettatore quando allo stesso tempo è percettore di lauti dividendi. Eni deve tornare a fare imprese e smetterla di fare finanza. Lo diciamo oggi con forza, non ci fermeremo, la ragione è dalla nostra parte".
Numerosa la partecipazione dei lavoratori Lombardi alla manifestazione dalla sede direzionale di San Donato Milanese e dalla sede industriale di Mantova.

 
ENI - giovedì 12 maggio 2016

 

VERTENZA ENI, LA MOBILITAZIONE DEL SINDACATO NON SI FERMA.

OTTO ORE DI SCIOPERO PROCLAMATE  PER IL 13 MAGGIO E MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA

Miceli Segretario Generale Filctem-Cgil: “ Con SK Capital si interrompa subito la trattativa”

 

 

 

La vertenza aperta nei confronti di Eni non si ferma. I sindacati Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil hanno proclamato otto ore di sciopero per tutti i lavoratori del Gruppo Eni e dell'azienda Saipem per venerdì 13 maggio e, nella stessa giornata, una nuova manifestazione nazionale a Roma, alla quale saranno presenti anche le segreterie di Cgil, Cisl, Uil.

In ballo c'è il futuro della chimica italiana e il rilancio delle attività industriali del “cane a sei zampe” in Italia. “Quello che si delinea – dicono i segretari generali   Emilio Miceli, Angelo Colombini, Paolo Pirani – è un piano di alleggerimento di Eni: dopo Saipem, Versalis e il comparto retail di Gas&Power. E' dunque il ridisegno del Gruppo energetico il vero tema al centro della mobilitazione di questi mesi e del prossimo sciopero del 13 maggio”. Al contrario “il nostro ruolo – ricordano i segretari  - è quello di richiamare Eni ad un comportamento responsabile, ad attuare gli investimenti previsti dal piano, al suo ruolo di attore fondamentale dell'industria italiana per lo sviluppo del Paese. Siamo quindi contrari ad una operazione avventurosa e rischiosa come quella che vedrebbe la chimica italiana in mano ad un fondo americano – SK Capital – che noi consideriamo un interlocutore non credibile, sia finanziariamente che per capacità industriali.  Sarebbe un autogol – aggiungono – per l'industria e un colpo mortale alla manifattura italiana: è  bene che Eni interrompa subito la trattativa”. “Per questo, abbiamo chiesto proprio ieri un nuovo incontro al Governo al fine di poter esporre le nostre ragioni e le nostre proposte, che non sono altre che quelle dei lavoratori e di numerosi cittadini italiani”, concludono i segretari.

Eni Versalis non è solo una società che si occupa genericamente di chimica, ma rappresenta l’insieme della chimica di base italiana. E’, cioè, l’infrastruttura che rifornisce il paese di prodotti che servono alla trasformazione delle gomme e del- le plastiche. È, al pari della siderurgia, delle tlc e dell’alluminio, una dorsale fon- damentale di un paese che vuole continuare a considerarsi “industriale”.

È anche dalla chimica di base che migliaia di imprese, in Italia e fuori, traggono convenienza dagli investimenti nel nostro paese.

ENI Versalis è anche un laboratorio formidabile di eccellenze; infatti ha in dota- zione oltre 300 brevetti, uno dei punti di eccellenza di quel paese che con Giulio Natta, nobel per la chimica nel 1963, ha inaugurato nel mondo “l’era della plasti- ca”.

Noi siamo tra coloro che in questi anni hanno perorato la causa del passaggio della chimica a “green”, al contrario di “Sk Capital” che è interessato esclusiva- mente alla chimica tradizionale, ancora una volta attrattiva in fase di basso costo del petrolio, e che priverebbe ENI Versalis del giusto mix con la “chimica verde” che una impresa chimica deve raggiungere al fine di migliorare il processo pro- duttivo ed il prodotto.

Non si può, né si deve, separare il destino della chimica tradizionale da quella verde perché ciò rappresenterebbe un grande errore. I Governi si sono impegna- ti in questi ultimi anni, con i protocolli di Porto Torres (nel 2011), Porto Marghera e Gela (nel 2014), a dare impulso a processi mirati di riconversione verso la “chimica verde” e questo non può che essere uno dei capisaldi degli obiettivi in- dustriali di Versalis.

Beninteso, noi non siamo contrari alla partecipazione di soggetti diversi, però che richiedono sempre una forma di governance pubblica almeno per accompagnare il processo di integrazione tra chimica verde e tradizionale, ma siamo contrari a questo accordo con “SK Capital” per le ragioni che abbiamo esposto, perchè non intendiamo assumere su di noi la responsabilità politica di condividere la scom- parsa della chimica di base in Italia scrivendo una pagina che rischia di essere ricordata per tutto quello che potevamo fare e non abbiamo fatto”.  


Filctem Femca Uiltec Lombardia

L’Eni è presente in Lombardia, con circa 12.500 addetti, suddivisi tra le diverse società che compongono il gruppo.

Versalis conta in Italia 4.400 dipendenti in Italia, di cui 450 nella sede Direzionale di San Donato Milanese e circa 1000 addetti nel sito industriale di Mantova, nel quale sono presenti circa 400 ricercatori che si occupano di chimica verde e conti- nuano a sviluppare nuove tecnologie green. Non va poi dimenticato tutto l’indotto che portano queste attività.

Per meglio comprendere le preoccupazioni nostre, bisogna fare degli esempi chia- ri.

I prodotti chimici di Mantova sono presenti nell' industria farmaceutica con l'aceto- ne", all'industria manifatturiera attraverso gli stireni (resine) che servono alla pro- duzione di plastiche per interni delle auto, agli interni dei frigoriferi, agli isolanti acustici ed ad altro, oltre a questi prodotti ci sono altri prodotti che vengono utiliz- zati nel tessuto industriale italiano e lombardo.

Questa operazione di cessione che Eni ha messo in campo, ci preoccupa per i li- velli occupazionali, per la sede di San Donato, la quale svolge un attività di coordi- manto e gestione di tutti gli impianti siti in Italia staffata con le esigenze di una grande Oil Company non autonoma perchè alcune attività centralizzate da Eni, e Mantova.

In relazione alla particolare condizione favorevole del valore del greggio, poiché è proprio in una fase di basso costo che fondi aggressivi possono essere tentati dall’occasione per fare operazioni di acquisizione, sostanzialmente a debito, e di successivo spacchettamento della chimica italiana.

Le dichiarazioni di SK Capital, di concentrarsi sulla chimica tradizionale mette in discussione sin da subito il centro di ricerca di eccellenza per la chimica green di Mantova, e questa società che non ha forze economiche tali per cui non riesce neanche a garantire gli investimenti, ci potremmo trovare di fronte all'abbandono dell'impianto con non solo i problemi occupazionali di un territorio già in difficoltà per la chiusura della raffineria della IES e del distretto del tessile, ma senza avere garanzie su chi compie le opere di bonifica, quindi si riverserebbe sulla collettività, in questo caso della Lombardia, i costi e le problematiche di un abbandono dell’a- rea industriale.

Per questo riteniamo importante, sia la mozione presentata a questa commissio- ne, sia l’attività di coordinamento svolta dall’ARIFIL per nome e per conto della Regione Lombardia.

Pertanto noi pensiamo che se ENI procede con la vendita , bisogna essere uniti tra Regione, istituzioni locali e organizzazioni sindacali, per costruire un accordo che guardi a più aspetti e dia risposte per un mantenimento e possibile sviluppo industriale, valorizzando la grande qualità professionale dei lavoratori verificata negli anni, mantenimento e sviluppo occupazionale per salvaguardare i nostri terri- tori e la stessa regione Lombardia.

 

 

 

 

 
CCNL ELETTRICI - mercoledì 11 maggio 2016


CONTRATTO SETTORE ELETTRICO

Tre appuntamenti per verificare le reali volontà di chiusura


Dopo l’interruzione relativa all’ultima trattativa del 19 aprile, rispetto ad una presa di posizione della Delegazione trattante FILCTEM- FLAEI-UILTEC che non ha accettato il percorso di ridefinizione dell’Impianto contrattuale, abbiamo definito con la Delegazioni, un incontro a livello di Segreterie Nazionali il 19 maggio e altri due appuntamenti che si effettueranno entro il mese (27 e 30 maggio p.v.).

L’intento sindacale è chiaro: andare ad una chiusura rapida del Contratto, così come avvenuto per altri Settori, perché la Piattaforma unitaria degli Elettrici contiene proposte equilibrate che vanno nella direzione di salvaguardare la centralità del Contratto nazionale e di rafforzare la contrattazione aziendale e il ruolo delle RSU, per meglio cogliere le specificità, di ogni singolo Gruppo o Azienda.

La crisi che sta attraversando il Settore Elettrico non trova risposta nella riscrittura del Contratto, né si risolve comprimendo il costo del lavoro (in Imprese dove questo indicatore non è tra i principali problemi). Sindacato e Aziende, sanno bene che è il Governo e il Parlamento che devono fornire strumenti adeguati, utili ad aiutare le Imprese elettriche ad uscire dalla crisi. “Esercitarsi” sul testo contrattuale ci appare contraddittorio e – forse – provocatorio.

I processi di liberalizzazione non sono stati guidati nel migliore dei modi da chi era tenuto a farlo; la crisi intervenuta nel 2008, con il drastico calo dei consumi, ha fatto il resto, insieme ai “generosi” incentivi alle Fonti Rinnovabili.

Va da se che tutto questo non può essere pagato da Lavoratrici e Lavoratori elettrici, né dal sindacato che in questi anni ha affrontato, con senso di responsabilità riorganizzazioni e le riconversioni aziendali utili ad eliminare le difficoltà che le Imprese hanno via via incontrato, cercando di tutelare al meglio le condizioni di lavoro e l’occupazione nel settore.

Maggio deve essere il mese della chiarezza: dopo questi tre incontri capiremo se ci sono le condizioni per l’affondo definitivo, finalizzato a dare ai Lavoratori elettrici un Contratto prima dell’estate, oppure se dovremo mettere in campo iniziative incisive per dare una svolta al negoziato in atto.

Sindacato e Aziende del Settore Elettrico si sono storicamente contraddistinte per aver saputo conciliare, responsabilmente, le diverse posizioni, durante tutti i rinnovi contrattuali: ci aspettiamo, anche questa volta, segnali concreti in tal senso 

 
FILCTEM - mercoledì 11 maggio 2016
Documento Cgil e Filctem per l' audizione dell' Autorità per l' Energia Elettrica, il Gas e il sistema Idrico nell' ambito del Quadro strategico per il quadriennio 2015-2018 

Roma 10/11 maggio 2016 


Documento sulla rendicontazione annuale delle attività svolte dall'AEEGSI, in attuazione degli obiettivi strategici, ci consente di svolgere delle considerazioni su alcuni argomenti che consideriamo di sicuro impatto sociale ed economico.

In particolare riteniamo necessario approfondire i temi relativi alla regolazione dell'energia elettrica e il gas ed in particolare sull'assetto dei mercato al 2018, così come ci soffermiamo con brevi riflessioni sugli strumenti di assistenza ai clienti finali in materia di enforcement.
1) Sicurezza, efficienza e flessibilità del mercato elettrico
Da diversi anni è in corso una riflessione sull'assetto del mercato elettrico che nel periodo di crisi economica più acuta ha visto il calo drastico della domanda elettrica, con il forte ridimensionamento della produzione da fonti fossili e la crescita molto sostenuta delle rinnovabili. Questa particolare condizione ha contribuito a ridurre la contendibilità del mercato. Peraltro, la riduzione dei prezzi che pure si è manifestata con ritardo rispetto alle previsioni, a partire dal 2013, non è stata dell'ampiezza attesa e si è manifestata principalmente per il calo della domanda e per il calo del prezzo del gas, il combustibile fossile più usato dal sistema generativo. In questo quadro ha contribuito alla riduzione di prezzo anche il peso crescente delle rinnovabili dispacciate prioritariamente e con costo marginale pari a zero in alcune ore del giorno, ma nel complesso i ribassi dei prezzi non hanno ancora soddisfatto le aspettative dei consumatori, tale che il costo dell'energia elettrica rimane un problema sensibile, specialmente per il sistema produttivo impegnato afuoriuscire in modo duraturo dalla crisi.
E' utile ricordare brevemente che se i ribassi di prezzo non hanno inciso significativamente sui prezzi finali per i consumatori questo è principalmente dovuto al peso delle componenti fiscali e parafiscali (in particolare gli oneri di sistema) che continuano a gravare sulle bollette. Questo nonostante le misure introdotte dal Governo per ridurre il costo dell'energia elettrica che hanno abbassato gli oneri di sistema per piccole e medie imprese.
Sul tema dei costi dell'energia, oltre al superamento progressivo delle inefficienze di rete (su cui sono stati fatti alcuni passi avanti) c'è la questione del costo del dispacciamento che resta il più elevato d'Europa e che richiede interventi di riorganizzazione di questo servizio, poiché è fondamentale che il mercato elettrico funzioni in modo più soddisfacente di quanto attualmente accade, questo a partire dalla urgenza di ristabilire alcune regole di concorrenza e di neutralità funzionale e tecnologica di cui tratta ampiamente il documento.
A tal proposito i ritardi sulla definizione del quadro normativo europeo, con la mancata definitiva approvazione del regolamento UE sul bilanciamento elettrico costituiscono certamente un ulteriore problema, ma questo non dovrebbero comunque dilazionare oltremodo l'attesa Riforma del Dispacciamento Elettrico, visto il livello di complessità raggiunto dal mercato elettrico italiano, con forti produzioni rinnovabili distribuite sul territorio e con migliaia di fornitori di servizi che spesso sono anche consumatori; una complessità destinata a crescere che richiede vengano rapidamente fissati sia i criteri che le condizioni per la definizione e la selezione dei servizi.
In tal senso concordiamo con l'intento dell'Autorità di avviare entro il 2016 un progetto di riforma interdirezionale (RDE) che contribuisca a determinare le condizioni generali di neutralità eliminando le “ingiustificate discriminazioni tra i possibili fornitori”.
Il problema del corretto funzionamento del mercato elettrico si intreccia inevitabilmente con quello della sicurezza delle reti che necessitano di un utilizzo razionale del parco termoelettrico, attualmente esposto a forti problemi di sovraccapacità che richiedono una intelligente politica di razionalizzazione capace di tutelare le esigenze del sistema elettrico ele problematiche occupazionali connesse. Tale scelta appare anche dettata dal sostanziale rallentamento (2018) della valutazione dello sviluppo dei sistemi sperimentali di accumulo destinati in futuro a ridurre l'intermittenza delle rinnovabili.
Già nell'audizione del novembre 2014 sostenemmo la necessità di un uso adeguato dello strumento della capacity payement per la remunerazione dei servizi di flessibilità e la realizzazione di un mercato della capacità, previsto a partire dal 2017-2018.
Nel riconfermare questa nostra impostazione osserviamo con interesse che nel documento posto in consultazione dall'AEEGSI, oltre a considerare di primaria importanza la disciplina degli sbilanciamenti, vista nel quadro della prevista Riforma del Dispacciamento Elettrico, viene confermata la necessità di superare gli ostacoli che si frappongono all'avvio del mercato per la remunerazione della capacità (CRM). Restiamo in attesa che questo possa avere reale attuazione entro il 2016, come indicato nel documento di consultazione.
2) Concorrenza nel Mercato elettrico
Esprimiamo la nostra preoccupazione circa la possibilità che gli attuali livelli di incontendibilità che gravano sul mercato elettrico possano crescere con l'applicazione del “decreto concorrenza” che prevede la sua completa liberalizzazione a partire dal 2018, con la cessazione del Mercato Tutelato per i clienti domestici e le PMI. Un modo per ridurre tali rischi di concentrazione monopolistica potrebbe essere quello di sottoporre ad aste territoriali le forniture di elettricità destinate alle famiglie e alle piccole imprese.
Riconfermiamo la posizione più volte espressa dalla Cgil (Audizione X Commissione Industria del Senato del 5.11.2015) sulla natura volontaria della scelta dei clienti di abbandonare il Mercato di maggior tutela per scegliere il proprio fornitore in base alle loro valutazioni sulla convenienza e non per obbligo.
Il percorso scelto nel “ddl concorrenza” rischia di determinare una concentrazione dei clienti in capo all'operatore più forte, o a pochi operatori più grandi, aumentando i già pesanti problemi di contendibilità del mercato.
In particolare, la cessazione dell'attività svolta dall'Acquirente Unico che ha svolto una efficace opera di tutela dei piccoli consumatori, mediante la riduzione dei costi e l'abbassamento della soglia di rischio di mercato, lascerà milioni di consumatori privi di efficaci protezioni rispetto agli operatori del settore.
E' necessario chiarire che le tutele attualmente previste per i piccoli consumatori non possono essere snaturate, pena l'indebolimento della funzione sociale insita nella natura universale del servizio elettrico che si è affermata storicamente nel nostro paese con l'introduzione di garanzie sull'obbligo di fornitura e di tutele sulla qualità e la continuità del servizio. Tali garanzie ci appaiono messe a rischio dallo sbilanciamento dei pesi che si è prodotto tra i diversi soggetti del mercato elettrico a scapito della parte più debole (i consumatori) che saranno obbligati a passare al mercato libero, senza la certezza di prezzi finali più contenuti e di una più elevata qualità del servizio.
Pur esprimendo considerazione e attenzione per i procedimenti avviati dall'Autorità circa i meccanismi di tutela di prezzo per la fornitura di elettricità ai clienti domestici e alle piccole imprese, riteniamo che per l'accompagnamento al mercato libero queste misure potrebbero rivelarsi inadeguate allo scopo.
La stessa ipotesi avanzata nel documento, di circoscrivere in un solo spazio tutti quei consumatori (i c.d. clienti passivi) che al 1° gennaio 2018 non avranno ancora effettuato il passaggio al Mercato Libero, potrebbe determinare un aggravio del costo finale per i consumatori delle fasce più deboli. Intravediamo in questa proposta la volontà di forzare l'adesione al mercato libero per i singoli consumatori. Una prospettiva che ci sembra in contrasto con l'intento di mantenere il concetto di universalità del servizio elettrico espresso giustamente nel documento.
3) Apertura del mercato del gas per i piccoli consumatori
Condividiamo la necessità espressa dall'AEEGSI di valutare l'introduzione di norme specifiche di accompagnamento al mercato libero, in considerazione del diverso assetto del servizio di vendita del gas e per l'esistenza di una differente forma di tutela rispetto all'elettrico, essendo peraltro prevista l'esistenza di servizi di ultima istanza.
Rileviamo che l'apertura del mercato libero per i clienti domestici del gas naturale dovrebbe essere preceduta dall'installazione obbligatoria per tutti i distributori dei contatori intelligenti che oltre a favorire una scelta più consapevole dei clienti del proprio venditore ridurrebbe la diffusa e discutibile pratica delle fatturazioni su consumi presunti.
4) Enforcement e strumenti di assistenza ai clienti
Con la proposta dell'Autorità al Consiglio dei Ministri di aumentare la quota percentuale di riduzione della spesa per i clienti disagiati elettrici (bonus elettrico) si riconosce la necessità di correggere gli effetti negativi di aumento della spesa complessiva a carico della grande maggioranza dei clienti ammessi al bonus derivati dalla riforma tariffaria.
Ricordiamo che la Cgil aveva in più occasioni espresso il timore che la riforma della tariffa elettrica, tesa ad un uso più efficiente del vettore elettrico, danneggiasse le fasce sociali più deboli e per questo aveva chiesto che venissero attuate comunque delle misure di salvaguardia, tra cui l'innalzamento della percentuale di riduzione della spesa. Tale riduzione che passa dal 20% della spesa netta per una famiglia tipo, al 35% della spesa al lordo delle tasse, corregge l'impatto negativo sulle famiglie disagiate e riconosce implicitamente la fondatezza dei timori espressi dalla Cgil.
In materia di bonus elettrico confermiamo quanto da noi espresso nell'audizione del novembre 2014 circa la necessità di semplificare le procedure di accesso al bonus e di rafforzare l'informazione verso i consumatori. In tal senso riconosciamo gli sforzi e l'attenzione posta dall'Autorità per ridurre la quantità, ancora troppo elevata, degli aventi diritto che non utilizzano il bonus.
Resta comunque la necessità di semplificare le modalità di fruizione di uno strumento valido per contrastare il grave fenomeno della povertà energetica che si è estesa in questi anni di crisi, stabilendo una soglia di reddito più elevata rispetto a quanto previsto dalla legge n. 2del 28.1.2008 allo scopo di estendere livelli di protezione alle fasce sociali colpite dalla crisi economica (cassa integrati, lavoratori in mobilità, esodati e disoccupati).
La semplificazione e lo snellimento dell'iter burocratico (che rappresenta una autentica barriera di accesso) può essere attuata dando esecutività diretta anche alla rete dei CAF abilitati a livello nazionale per favorire una migliore conoscenza degli aventi diritto.

 
ICMESA - lunedì 9 maggio 2016

FILCTEM LOMBARDIA 

Milano 6 maggio 2016 Convegno Nazionale

“A 40 anni dall’incidente dell’Icmesa di Seveso:
dal disastro alla sicurezza”
Introduzione al Convegno di Rosalba Cicero.


Introduzione al Convegno di Rosalba Cicero Segretario Generale Filctem Cgil Lombardia 

Sabato 10 luglio del 1976, lo stabilimento ICMESA di Meda era in pausa festiva, un reattore destinato alla produzione di triclorofenolo, componente di diversi diserbanti, andò in avaria. La temperatura salì oltre i limiti previsti fino a far saltare la valvola di sicurezza del reattore. Di conseguenza fu rilasciata all’esterno una nube tossica. Quattro furono i centri maggiormente colpiti: Seveso, Desio, Cesano Maderno e la stessa Meda.
La quantità di diossina che fuoriuscì dall'impianto non è stata mai accertata con esattezza.
E' stata variamente stimata in alcune centinaia di grammi.
Tanti ne sono bastati per produrre effetti che hanno avuto conseguenze mediche, economiche e sociali immani.
Nell’immediato circa 240 persone furono colpite da cloracne, una dermatosi provocata dall’esposizione al cloro e ai suoi derivati. Ma dove arrivino gli effetti a lungo termine è ancora oggetto di studio. Infatti ancora oggi le condizioni di salute degli abitanti del territorio sono monitorate da ricercatori italiani e stranieri.
Anche se l’evento non ha causato decessi, i danni e le malattie riscontrate negli anni sono state notevoli, alcune prevedibili, altre meno.
Più complesse sono state le indagini epidemiologiche. «E' molto probabile e biologicamente plausibile (scrive nella sua relazione sanitaria del 2000, Pieralberto Bertazzi, l'epidemiologo che ha condotto le indagini), un'associazione tra esposizione alla diossina e aumento di tumori.
Dal punto di vista economico, l’evento provocò un bloccò dello sviluppo urbano e della crescita economica e costrinse gli abitanti a cambiare radicalmente stile e comportamento di vita.
L'ecosistema di una parte del territorio entrò in agonia.
Chi lavorava la terra smise di coltivarla, chi aveva gli animali li vide morire.
Nella vita di tutti i giorni si registrarono alterazioni nelle relazione:
le coppie smisero di fare figli. La paura indusse molte donne incinte a ricorrere all’aborto allora illegale.
Non ingiustificatamente si ritiene che l’ondata emozionale suscitata dal disastro di Seveso abbia impresso un’accelerazione all’approvazione della legge sulla legittimazione dell’aborto.
Tra l'altro, è stato accertato che la Tcdd, (Tetracloro-dibenzo-diossina) agendo come sregolatore ormonale, ha modificato il sistema riproduttivo dei maschi.
Due sono state le indagini che hanno appurato una sorta di discriminazione sessuale operata dalla sostanza tossica: a Seveso nel decennio 1985-'94 - la prima generazione post-Icmesa che ha ripreso a fare figli – sono nate molte più bambine che bambini.
Sono passati 40 anni. I luoghi sono completamente trasformati.
Al posto dell'Icmesa oggi c'è un centro sportivo, mentre sulle ceneri della zona A è stato realizzato il Bosco delle querce, il nuovo parco cittadino dove flora e fauna d'importazione, (anche queste sorvegliate speciali), sperimentano faticosamente il loro nuovo habitat.Il parco è anche uno dei due «cimiteri» della diossina.L'altro, più piccolo, è vicino alla superstrada per Meda, dove sono sepolti i fanghi tossici estratti dell'Icmesa.
Nel Bosco delle querce, sotto a un'altra collina artificiale, sono invece sepolte le macerie della fabbrica e delle case abbattute, la terra contaminata e le stesse attrezzature usate per le bonifiche.  E' tutto sigillato, «messo in sicurezza», dentro una enorme vasca di cemento, «continuamente monitorata» dal personale della forestale.
Ma in quella vasca di cemento non deve annegare la dura lezione che il disastro ci ha impartito!
Per questo, per non dimenticare, come FILCTEM, insieme ad Ambiente e Lavoro (storico riferimento su questi temi), nato a seguito di quel disastro, abbiamo voluto questa iniziativa.
Per questo non possiamo prescindere dal ripercorrere alcune delle tappe di quelli che furono i momenti cruciali e drammatici dell’incidente. Lo dobbiamo a quanti sono stati vittime del disastro, ma anche ai molti giovani delegati di oggi, che non hanno memoria di quanto avvenuto.
La memoria quindi come elemento di identificazione di sé e del proprio ruolo.
Ma dalla ricostruzione di questo evento vogliamo anche trarre lo spunto per promuovere una riflessione sulla situazione attuale, monitorare la situazione rispetto all’ambiente dei territori interessati, alla salute e alla condizione psicofisica delle persone che a loro volta sono state coinvolte e alle novità emerse in campo tecnologico per mettere in sicurezza quella tipologia di macchinari.
• Oggi possiamo dire che sicurezza e salute non riguardano solo i luoghi di lavoro, ma anche il territorio. Infatti quell’evento (come ci ricorda Marcucci nel libro “Sicurezza sul lavoro nella Chimica: “Dalla monetizzazione alla prevenzione”) ha indirizzato l’attenzione dei ccnl e di conseguenza del secondo livello.
Un cambio culturale di forte significato. Le stesse relazioni sindacali sono state orientate verso un impegno alla contrattazione della sicurezza, della salute e dell'ambiente dentro ma anche fuori l’azienda. Infatti, a partire da quegli anni, anche grazie alle Commissioni Ambiente (altra fondamentale conquista sindacale), si è cominciato a prestare attenzione anche all’ambiente circostante.
• Negli anni successivi all’incidente anche l’attenzione all’organizzazione del lavoro è stata affrontata nella contrattazione come elemento di prevenzione del rischio. I carichi di lavoro, i ritmi di lavoro, gli orari, gli organici (come ben sappiamo), hanno una stretta relazione con l’aumento di rischio di incidente. Per questo e per altre ragioni questa è una delle richieste spesso presenti nelle nostre piattaforme e non sempre, specie negli ultimi anni, ne abbiamo un riscontro positivo.
In generale possiamo dire che la storia della contrattazione, a seguito di un incidente così drammatico, consegna al sindacato e in particolare ai lavoratori che sono arrivati dopo, l’attenzione su queste tematiche e la presa di coscienza dell’impatto dell’industria sulla salute.
E sono stati i soggetti portatori di interessi collettivi che per primi hanno imparato a difendersi dai pericoli presenti nei luoghi di lavoro e a rivendicare la salute come bene primario, a promuovere la collaborazione di medici, tecnici, esperti, a contrattare con le aziende e le associazioni dei datori di lavoro condizioni di lavoro salubre, diremmo ancora oggi dignitoso. In sostanza (per stare nell’attualità del nostro dibattito sindacale), non una delega ad altri, ma la volontà con grande senso di responsabilità, di prendere in mano il miglioramento della propria condizione di lavoro e di vita.
La stessa legislazione si è evoluta (pensiamo in primis alla legge Seveso del DPR 179/88, che ha posto condizioni precise per la sicurezza). Anche se oggi la nostra convinzione è che perseguendo l’obiettivo della semplificazione si rischia di deregolamentare.
• Possiamo dire che in questi 40 anni il tema, sempre presente nella nostra quotidianità e strategia sindacale, è ancora quello di come conciliare la crescita delle produzioni, la competitività delle imprese con la tutela dell’ambiente. Questo obiettivo e questo impegno hanno reso comunque possibile il fatto che la sicurezza e la salute dei lavoratori in azienda ha subito in questi anni molte evoluzioni.
Quello della sostenibilità è un tema che incrocia la politica, grande sfida culturale e di respiro strategico. Da soli non possiamo farcela, occorre che questa sfida sia colta da tutte le istituzioni e le associazioni imprenditoriali.
Occupazione e sostenibilità sono stati spesso in contrapposizione, ma in questi anni siamo stati in grado di stare in campo, assumerci delle responsabilità, fare il salto evolutivo e concettuale di tenere insieme questi due obiettivi, superando anche l’apparente contraddizione.
Con Federchimica e anche con ASIEP abbiamo fatto notevoli passi in avanti, che ci hanno portato ad avere una lettura congiunta sull’insieme delle questioni ambientali e di sicurezza sul lavoro. Ci piacerebbe che lo stesso fosse per altri settori, con altre associazioni. Vorremmo che in qualche modo il sistema di relazioni industriali presente nel chimico servisse da apripista per altri e per un ulteriore evoluzione su questo tema, che abbia come obiettivo il benessere della persona. Vorremmo che la salute, la sicurezza e l’ambiente fossero davvero diritti universalmente riconosciuti e proprio per questo (come recita la proposta di carta dei diritti universali della cgil), non mercificabili.
In questi anni la crisi ha messo a dura prova la tenuta dei diritti, dove tutto viene misurato in relazione ai costi. Per noi che siamo il sindacato, la Cgil, un punto resta fermo: non vogliamo che i lavoratori siano costretti a scegliere fra occupazione e salute.
Per questo il tema della sicurezza è strettamente collegato al tema dell’occupazione. E per far sì che la difesa della salute non sia solo una enunciazione di principio, occorre rafforzare la formazione e attraverso la formazione la professionalità dei lavoratori, facendo sì che essa si traduca in opportunità per i lavoratori e le imprese.
Il lavoro quindi come fonte di reddito per le persone, di socialità, di certezze, in modo che si possa programmare un futuro, ma anche di dignità della persona, di riconoscimento del diritto alla propria salute e del rispetto per l’ambiente che lo circonda.
Per questo nei rinnovi dei ccnl di questa stagione abbiamo messo al centro la partecipazione come elemento essenziale di competitività e di tutela. Il tema, quando parliamo di partecipazione, non è il consenso a priori, ma la consapevolezza che per realizzare qualità di prodotto e di lavoro c’è bisogno del contributo consapevole, autonomo e interattivo dei lavoratori e del sindacato, perché non è deregolamentando e riducendo gli ambiti del confronto e della contrattazione che aumenta la produttività.
E affinché il lavoro rappresenti tutto questo è indispensabile quindi che sia di qualità, tutelato, sicuro e non precario.
Se alziamo invece lo sguardo più in generale, oltre il nostro settore, troppo estesa è ancora l’insicurezza che mortifica la dignità della persona e impedisce la possibilità di progettare il proprio avvenire.
Troppi sono ancora gli infortuni e le morti sul lavoro. Se da una parte è vero che non si può immaginare un futuro positivo per questo paese senza affrontare il tema del lavoro che non c’è, dall’altra occorre però risolvere i nodi legati alle questioni del lavoro, affinché la sicurezza sia una priorità per tutti: politica, associazioni, organizzazioni sindacali, riconoscendo e dando sempre più ruolo al lavoro delle RSU e degli RLSSA, che svolgono tutti i giorni un lavoro prezioso e insostituibile.
Insomma, è solo con la partecipazione ed il contributo delle parti sociali, del mondo accademico, dei saperi, della politica e dell’associazionismo che possiamo essere certi di vincere la sfida di avere produzioni sostenibili e tutela della salute e del territorio.

 
CONVEGNO AMBIENTE E SICUREZZA - venerdì 6 maggio 2016


A 40 anni dall’incidente dell’Icmesa di Seveso la Filctem Lombardia riflette sui temi Ambientali

Convegno Nazionale a Milano oggi 6 maggio con i Delegati e gli RLS della Filctem Lombardia

Tema del Convegno è : "Diritto alla salute e un territorio sicuro.  Dal disastro alla sicurezza"




In occasione della ricorrenza dei 40 anni dall’incidente tragico di Seveso, che determinò il rilascio di diossina nel territorio della Brianza, e divenne a livello Europeo simbolo negativo del rapporto tra industria e ambiente, dando il nome alla nuova legislazione continentale relativa ai rischi di incidente rilevante, la Filctem ha  promosso una riflessione  sulla attuale situazione e sui grandi passi avanti compiuti in tema di sicurezza e gestione dei rischi industriali.


Nell' aprire il Convegno Rosalba Cicero Segretario Generale della Filctem Lombardia ha ribadito l’importanza di tale momento di attenzione alle questioni che conciliano la crescita delle produzioni nella tutela ambientale è di centrale interesse per la nostra categoria.

  Con il contributo dell’Associazione Ambiente e Lavoro, storico riferimento sul tema, abbiamo promosso una apposita iniziativa, che si è tenuta il 6 maggio alla presenza di numerosi Delegati e RLS  nel salone della Camera del Lavoro di Milano.
 

Hanno parteciperanno esperti e testimoni dei fatti, Federchimica, ARPA e INAIL, esponenti politici e sindacali di rilievo nazionale.

La Conclusione dei lavori è stata del Segretario Generale Nazionale Filctem-Cgil Emilio Miceli.

 
A2A - giovedì 5 maggio 2016


Accordo separato in A2A :  La Filctem CGIL ha deciso di non apporre la propria firma. Le nostre ragioni




Mercoledì 4 maggio è stato sottoscritto un accordo separato da A2A e le Organizzazioni sindacali di Femca-Flaei/Cisl e Uiltec/Uil per l'avvio della sperimentazione dello Smart Working.
La Filctem-Cgil ha deciso di non apporre la propria firma.
Così come è nostra consuetudine spiegare a tutti i lavoratori le motivazioni che ci portano alla sottoscrizione di qualsivoglia intesa, riteniamo doveroso illustrare le motivazioni di una "non firma".
In particolar modo se l'accordo non firmato vede la sottoscrizione degli altri sindacati confederali.
Chiariamo subito quindi che non abbiamo pregiudizi sull'argomento: la Filctem-Cgil ha già sottoscritto altre intese sullo Smart Working con diverse società del settore.
In particolare, nel settore elettrico è stato sottoscritto un accordo con il gruppo Engie.
Le motivazioni della non firma sono da ricondurre al rapporto con A2A e sul merito dei contenuti dell'accordo.
In tutte le altre situazione in cui ci siamo trovati a discutere del tema con altre aziende abbiamo sempre sviluppato un confronto che ha coinvolto la delegazione sindacale aziendale e il più possibile le lavoratrici e i lavoratori, che sono i diretti interessati all'intesa.
Ciò ci ha premesso in alcuni casi di migliorare sensibilmente le proposte aziendali, in altri meno. Ma sempre nella consapevolezza di aver almeno provato ad arricchire di contenuti le normative e le condizioni presentate dalle controparti.
In questo caso non ci è stato concesso. Un testo anticipato alle segreterie nazionali nel tardo pomeriggio dello scorso 27 aprile doveva per l'Azienda essere firmato a tutti i costi durante il primo vero confronto sul tema.
La veloce disponibilità data da Cisl e Uil, fatto già emerso a margine dell'incontro del 28 aprile sull'armonizzazione, allorquando A2A voleva una firma senza discussione, ha  favorito l'Azienda.
E così una delle nostre richieste, apparentemente unitaria, quella di prevedere il mantenimento del buono pasto anche nei giorni lavorativi in Smart Working (valore 42 euro al mese) è inesorabilmente crollata al primo diniego aziendale.
Se "Il lavoratore agile dovrà assicurare il mantenimento del medesimo impegno professionale garantendo i livelli quali/quantitativi della sua prestazione senza alcuna differenza rispetto a quella resa presso la propria sede di lavoro" perché deve perdere il diritto al pasto?
La motivazione Aziendale, basata su un discutibile principio di equità (visto che non possiamo fornire la mensa non diamo neanche il ticket) rappresenta un approccio pericoloso e da non sottovalutare.
Non fu così per esempio durante la trattativa che le stesse organizzazioni sindacali hanno tenuto con il gruppo Engie (ex Gas de France). Anche in quel caso il buono pasto non era contemplato dalla proposta Aziendale. È bastato però chiederlo unitariamente e con convinzione per ottenerlo.
È inspiegabile che non ci si sia comportati allo stesso modo anche con A2A.
Così come ci sembra un semplice accorgimento di buon senso prevedere che la revoca della possibilità di lavorare in Smart Working, per ragioni tecniche organizzative e produttive, sia comunicata al lavoratore con un po' di anticipo, così da consentirgli di riorganizzarsi. Non come si legge nel testo "con effetto immediato".
Anche questa richiesta è volata via al primo alito di vento.
In altri contesti si è riusciti ad inserire un periodo di 10 giorni come adeguato preavviso. Non solo perché lo si è chiesto ma, magari, perché si è insistito un po'.
Anche sull'orario di lavoro si poteva fare di più, proprio nello spirito del "lavoro agile" che prevede una maggior flessibilità oraria pur nel rispetto del lavoro assegnato.
Con questo non vogliamo banalizzare le difficoltà che, sappiamo bene, sono insite in ogni trattativa. Quello che sconcerta è che in questo caso Azienda e OO.SS. firmatarie non l'hanno neanche voluta iniziare.
Se la possibilità data dallo Smart Working di poter lavorare un giorno a settimana da un luogo diverso da quello abituale rappresenta un'opportunità per le lavoratrici e i lavoratori, come noi pensiamo, il compito del sindacato è quello di creare le migliori condizioni possibili per accompagnare il godimento di questa opportunità. Non le peggiori.
Ecco perché la Filctem non ha firmato. Perché non gli è stato concesso di esercitare il ruolo che tutti i sindacati dovrebbero rivendicare: quello di contrattare per ottenere le migliori condizioni possibili nell'interesse dei lavoratori.
La Filctem prima di firmare vuole discutere.
Ci chiediamo che senso ha tutto questo.
Ci chiediamo se spaccature gratuite come questa sono di aiuto in un momento tanto  delicato per le Aziende dell'intero settore energetico e di A2A in particolare impegnata ad affrontare importanti questioni come l'armonizzazione dei trattamenti, la riorganizzazione di Unareti, la societarizzazione del comparto termoelettrico, le gare gas.
Al contrario noi pensiamo che questo dovrebbe essere il momento della coesione, proprio per far fronte ad una fase drammatica come quella che stiamo vivendo, in una società che è sempre più ostile rispetto agli interessi che rappresentiamo.
Usciamo tutti più deboli da questa brutta vicenda


 
PELLI E CUOIO - mercoledì 4 dicembre 2013

 
Home  |  Contratti Settori  |  Notizie  |  Seminario Convegni  |  Comunicati
FILCTEM CGIL Lombardia - Via Palmanova 22 Milano Tel 024676291 - CF 97419560152   |  Privacy  |  Termini di Utilizzo